Diaz – Non lavate questo sangue

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Nel luglio 2001, i rappresentanti delle otto più grandi potenze industriali al mondo si riunirono a Genova in un summit che divenne occasione per 300 mila dimostranti di ogni nazionalità di esternare il proprio dissenso nei confronti di un politica contraria ai diritti ed al benessere dell’uomo. Fiumane di persone si riversarono nelle strade della città ligure al grido di “Un altro mondo è possibile”: studenti, attivisti, giornalisti, rappresentanti di associazioni, tutti uniti dal comune obiettivo di riportare l’etica al centro delle politiche globali. I cortei erano civili, pacifici. Tutto filava liscio fino a quando un gruppo di devastatori incappucciati prese a frantumare vetrine, incendiare auto in sosta, rovesciare cassonetti. Indisturbati. Fino a quando la polizia schierata in assetto antisommossa, decise che poteva bastare ed era arrivato il momento di contrattaccare. More »

MMT e il caso argentino

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La parola che oggi descrive meglio il sistema di potere attuale è TINA. TINA è un realtà acronimo, T.I.N.A.: There Is No Alternative. Si tratta di uno slogan usato da Margaret Thatcher per spiegare l’ineluttabilità del modello neoliberista e dell’avvento del villaggio economico globale. Il Libero Mercato, la svalutazione del lavoro, la logica del profitto, il contenimento della spesa pubblica, l’austerità fiscale e la castrazione del potere dello Stato come unica soluzione ai problemi economici e sociali.

L’articolo che segue dimostra che un’alternativa esiste, e l’Argentina ne ha fatto buon uso per uscire dalla drammatica crisi economica e sociale del 2001. Gli ottimi risultati del paese latino-americano dovrebbero stimolare l’interesse dei paesi dell’area euro, oggi stretti nella morsa del debito, dei mercati finanziari e dai sacrifici imposti da una ideologia economica dominante che non concede deroghe e vie d’uscita, e che necessariamente vede la sua applicazione a spese dei cittadini e del loro potere d’acquisto.

Autore dell’articolo tradotto è Randall Wray, principale esponente della Modern Money Theory, dottrina economica neokeynesiana che ha giocato un ruolo importante nel risollevare l’Argentina dopo la crisi. More »

La Giornata della Memoria

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Per celebrare degnamente la Giornata della Memoria, oggi ho deciso di rivedere un video che qualche anno fa destò in me l’interesse sull’Olocausto. Non che prima non fossi al corrente di quanto accadde al di là del filo spinato che delimitava i campi nazisti, ma questo breve documentario, insieme ad altre letture inerenti lo stesso tema, mi convinse che il fumo passivo sì provoca danni, ma non quanto subire un perpetuo lavaggio del cervello, che fin dagli anni dell’infanzia mi ha indotto ad assimilare scenari e fatti storici dati per certi pur senza doverosi riscontri. More »

Drive

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Il protagonista di Drive non ha un nome. Indossa sempre un giubbotto con uno scorpione dietro la schiena. Lavora in un’officina meccanica, ma saltuariamente fa lo stuntman e si offre come autista part-time (soli 5 minuti) a rapinatori in fuga dagli sbirri. Conosce Irene e suo figlio Benicio. Se ne innamora e si mette nei guai per proteggerla da una cricca di violenti usurai senza scrupoli. Drive appare presto come un film ricco di contaminazioni: si va dall’action movies anni ’80-’90, ai gangster movies orientali fino ai Fast&Furious degli anni 2000. Un mix che promette tutt’altro che bene, nonostante la regia sia di qualità e la colonna sonora interessante. More »

El Concursante

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Undici anni fa l’imbarcazione velica battente bandiera Prada “Luna Rossa” gareggiava nell’America’s Cup. Non ricordo i risultati sportivi che la compagine italiana raggiunse, ma non posso dimenticare l’incredibile seguito popolare che le noiosissime telecronache notturne ottennero. Anch’io fui travolto dall’isteria delle regate. Restavo inebetito, per ore, ad aspettare che si alzasse il vento necessario a far partire i natanti, mentre le note dei Pink Floyd conferivano a quei momenti una solennità forse eccessiva. I termini “cazzare la randa”, “andare di bolina” e “spinnaker” erano diventati di uso comune e i giornali sportivi offrivano più spazio alle regate che alle partite di calcio.

Oggi sta avvenendo grosso modo la stessa cosa. More »

Economy cartoons

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Frugando in rete ho trovato questo interessante video che spiega con un cartone animato il meccanismo di fondo che regola l’economia. Girato da un giovane regista americano (all’inizio del video viene intervistato dal canale Fox), il cartone racconta di come il mito dell’American Dream sia stato sepolto sotto un cumulo di debiti impagabili e speranze tradite. Hartman e Pile, i due simpatici personaggi animati protagonisti del film, illustrano attraverso i loro dialoghi il ruolo delle banche commerciali e della Banca Centrale, che negli USA è la Federal Reserve, vero e proprio fortino segreto inespugnabile e fonte incontrollata di bigliettoni verdi con cui irrorare indebitandola l’economia americana. More »

Gli Innominati

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Gli attacchi militari più rilevanti sono sempre accompagnati da una copiosa e altisonante propaganda, che i media diffondono con ossequiosa solerzia. Sia pur cadendo nella trappola manipolatoria dell’informazione, è dunque piuttosto facile delineare i contorni del conflitto, dalle parti in guerra alle ragioni che hanno spinto una parte a brandire le armi contro un’altra. Ma quando le bombe perdono peso e diventano bond, i paesi che solitamente svolgono un ruolo attivo nei conflitti divengono obiettivi e i cieli di Tripoli e Baghdad si trasformano in mercati finanziari, ecco che la propaganda scompare, la macchina dell’informazione, vera o inventata che sia, si arresta, e sulle ostilità cala la nebbia, una fitta nebbia in cui, chi prima aveva visto Obama e Sarkozy lanciare i caccia contro Gheddafi o Bush padre scatenare Desert Storm contro Saddam, ora fatica a distinguere chi combatte chi e per cosa. More »