Iran e le speranze tradite degli USA

Appena celebrate le elezioni iraniane che hanno visto trionfare al primo scrutinio di regolari e pacifiche elezioni il moderato Hassan Rohani, si tenta di capire come si muoverà il nuovo presidente della Repubblica Islamica e se seguirà le orme del suo predecessore Ahmadinejad, specie in politica estera. Ciò che, a mio avviso, è necessario capire è il contesto nel quale l’Iran si muove e gli ostacoli che il paese degli Ayatollah è costretto a superare per venire incontro alle esigenze della popolazione. L’Iran si trova da anni sotto un duro regime sanzionatorio impostogli dall’Occidente (leggi USA) che costituisce una vera zavorra per l’economia di una nazione tra le prime esportatrici di greggio al mondo. Gli USA, in tandem con l’Unione Europea che ratifica ogni sbadiglio proveniente da Washington, cavalcando il debole, retorico e ipocrita pretesto del presunto programma nucleare a scopi bellici, si rendono artefici di un continuo martellamento ai fianchi dell’Iran, che ha finora dimostrato di non cedere alle provocazioni mostrando lo spirito tenace di un paese sovrano consapevole della sua forza e rilevanza strategica nel sempre più infuocato scenario geopolitico mediorientale. Per comprendere meglio i tentativi di destabilizzazione dell’Iran provenienti da Occidente e le conseguenze sociali delle sanzioni economiche che hanno fatto da sfondo alla recente tornata elettorale, un articolo di Timothy Guzman pubblicato a ridosso delle elezioni. Continue reading

Gli errori degli Stati Uniti

Le c.d. ‘rivoluzioni colorate’ orchestrate dalla CIA e dalle fondazioni filantropiche americane, avvenute laddove vi fosse la necessità di richiamare l’establishment locale all’ordine desiderato da Washington, costituiscono un motivo più che valido per ritenere fondata l’ipotesi che lo stesso schema si stia oggi reiterando in Egitto. Questo, però, non ci solleva dal dubbio che nel mondo arabo, dal Maghreb al Medio Oriente, si stia levando un vento spontaneo di disapprovazione nei confronti dei governi sostenuti dagli Stati Uniti, le cui ipocrite politiche estere – specie quelle mediorientali – stanno perdendo progressivamente forza e credibilità.

Le righe che seguono aiutano a capire perché l’Egitto è così importante per gli Stati Uniti, quali sono le possibili ragioni del risentimento arabo e gli scenari futuri che attendono il governo del Cairo. Continue reading

Cosa si nasconde dietro il colpo di stato in Kirghizistan?

Se imparassimo ad alzare lo sguardo verso quello che succede nel mondo, forse si schiuderebbe un ventaglio di soluzioni inaspettate per i nostri problemi, o, più semplicemente, diverrebbe più facile decifrare gli eventi globali per giudicarli con cognizione di causa e buon senso. In Kirghizistan è appena avvenuto un colpo di stato. Quello vero, non quello che paventa Di Pietro pensando al presidenzialismo berlusconiano. Il premier Bakiyev è stato spedito in esilio mentre un nuovo governo ad interim si è insediato. Cosa c’entra il Kirghizistan con noi, si chiede chi guarda i tg. C’entra, eccome. Il Kirghizistan ospita una base aerea americana di importanza vitale per la guerra in Afghanistan, una guerra che l’asse USA-NATO sta combattendo con il supporto attivo dell’Esercito Italiano, e nell’ambito della quale tre nostri operatori di Emergency sono appena stati arrestati e rilasciati dalle autorità afgane della provincia di Helmand. Il Kirghizistan, questo piccolo e parassitario paese euroasiatico, è al centro di un territorio conteso tra USA e Russia, due grandi potenze nucleari (altro che Iran) che, a dispetto dei sorrisi di Obama e Medvedev, instancabili operatori per un ‘mondo più sicuro’, si scrutano con diffidenza, ben consci del fatto che alterare certi equilibri potrebbe portare ad un conflitto davanti al quale non basterà una dichiarazione ad effetto di Fini a farci voltare dall’altra parte. Continue reading

America e Russia: La Guerra Fredda è davvero finita?

Lo scorso 9 novembre ricorreva il 20esimo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino, episodio indicato comunemente come la fine della Guerra Fredda. La Guerra Fredda è stato un periodo storico in cui i due colossi mondiali contrapposti, con a capo USA e Unione Sovietica (URSS), si studiavano come due pugili prima di sferrare il primo attacco. Per più di 50 anni non si sono mai tirati un pugno, limitandosi a esibizioni di forza e provocazioni a distanza. La caduta del Muro ha sancito la fine dell’Unione Sovietica, ma non delle tensioni tra Stati Uniti e la Federazione russa. Dai primi anni ’90 fino ai giorni nostri, gli USA e la NATO, venuto meno il pericolo comunista, hanno attuato una politica estera espansionistica, fatta di minacce e aggressioni, senza mai entrare in aperto conflitto con Mosca. I bombardamenti in Serbia, le guerre in Afghanistan e Iraq, i programmi di difesa missilistica, le continue pressioni sull’Iran perchè ridimensioni i suoi piani di arricchimento dell’uranio, le intrusioni politiche delle fondazioni statunitensi e del Dipartimento di Stato americano nella vita democratica di paesi strategicamenti importanti situati al confine russo rappresentano un affronto al Cremlino e testimoniano che forse quel clima di dialogo col colpo in canna è ancora attuale. Continue reading

Le rivoluzioni colorate e le origini della Terza Guerra Mondiale (2 di 3)

Quando si sente parlare di ‘poteri forti’ molti non hanno un’idea chiara di cosa si tratti. Nonostante certe letture, anche io, annegato nel tram tram informativo dei giornali on-line e dei telegiornali delle notizie ‘pernacchie’, per usare una calzante definizione di Tiziano Terzani, perdo spesso il contatto con gli uomini che contano davvero, con i grandi manovratori che, mentre noi prendiamo il bus per andare al lavoro, ingannano la gente con solenni propagande e piegano il corso degli eventi in funzione dei loro interessi.

La seconda parte del resoconto storico di Andrew Gavin Marshall passa in rassegna i casi eclatanti di ‘rivoluzioni colorate’, termine con il quale si indicano rivolte popolari finanziate e sobillate da centri di potere che, ad un primo sguardo, non presentano alcun legame con i motivi alla base dei movimenti di piazza o con il paese nei quali questi hanno luogo. Ma è solo dopo una attenta analisi delle relazioni internazionali intessute dalle istituzioni del paese in rivolta è possibile interpretare gli eventi con la giusta chiave. Continue reading

Una strategia imperialista per un Nuovo Ordine Mondiale: Le Origini della Terza Guerra Mondiale (1 di 3)

Restando sulla scia di quanto detto a proposito del libro di Marco Pizzuti Rivelazioni non autorizzate, la storia del nostro tempo non viene mai completamente narrata alla gente, che ne è la vera protagonista. In tv la storia ha i colori bianco e nero dei documentari dell’Istituto Luce, come se quello che accade in questi anni non fosse degno di essere un giorno ricordato con gli stessi toni solenni con cui oggi si racconta l’invasione polacca del Terzo Reich. Sui giornali la storia, intesa come storia della politica internazionale, è solo cronaca, priva di quelle dettagliate analisi che invece abbondano quando si discute di scandali sessuali o beghe di partito. In questi giorni si rincorrono notizie di morte in Pakistan, Iran e Iraq. I media le diffondono sottoforma di estemporanei flash giornalistici per lasciare spazio sufficiente al delitto di Garlasco o al caso Marrazzo. Nessun esperto prova a fare dei collegamenti, ad alzare lo sguardo sulla situazione geopolitica delle regioni mediorientali e dell’Asia Centrale chiedendosi a chi possa giovare una tale situazione e a quali sviluppi futuri andiamo incontro. Continue reading

Rivelazioni non autorizzate

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La responsabilità di chi scrive i programmi didattici per le scuole e redige i libri di testo sono enormi. Fatta eccezione per la grammatica, la matematica e la geografia, materie ‘dimostrabili’, la Storia può essere soggetta a manipolazioni pericolose. Cresciamo con l’idea che esistano verità inconfutabili per il solo motivo che così ci è sempre stato detto e insegnato. Dopo la scuola difficilmente si va ad approfondire ciò che si è imparato tra i banchi. Spesso si impara un mestiere e dell’Unità d’Italia non ci frega più nulla. Oppure si continua a studiare la Storia all’università, ma su libri spesso scritti dal docente che tiene il corso o comunque imposti dalla programmazione d’istituto. Per chi non ha voglia di sgobbare sui libri, ci sono invece i documentari televisivi e i film storici, in larga parte americani, prodotti che spesso non fanno altro che corroborare le nostre convinzioni, i nostri dogmi culturali. Basta pensare alla sterminata filmografia sulla Shoah, la guerra in Vietnam o l’attacco a Pearl Harbour. Questi film sono stati le nostre lezioni di storia, con Spielberg e Stone a farci da insegnanti, trasformando le sale cinematografiche e i salotti domestici in aule scolastiche. Continue reading