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L’economia secondo Varoufakis

La crisi greca ha portato alla ribalta di tutti i giornali il personaggio di Yanis Varoufakis, ministro delle finanze del governo Tsipras. La sua presenza sulle scene politiche nazionali e internazionali però non è durata a lungo. Subito dopo il referendum di luglio indetto da Tsipras sull’eventualità di accettare il memorandum della troika in cambio di nuovi prestiti, il “centauro”, per usare un epiteto molto usato (non a caso) nelle colonne editoriali dei maggiori quotidiani italiani, rassegnó infatti le sue dimissioni in netto contrasto con le intenzioni del premier greco, il quale si apprestava a recarsi a Bruxelles per negoziare dilazioni dei pagamenti verso le istituzioni finanziare europee a dispetto del maggioritario “NO” espresso dal popolo greco nel voto referendario. Calmate le acque dopo i roventi giorni di inizio luglio, la scelta di Varoufakis resta ancora avvolta da un velo di mistero. Non si spiega come una coppia di giovani leader europei che si candidavano a rappresentare la lama con cui i paesi del Sud Europa avrebbero reciso le briglie dell’austerità imposta dalla troika, si sia all’improvviso disgregata dopo una consultazione popolare. Si è scritto che nei corridoi dei palazzi governativi europei girasse voce che Varoufakis non era gradito a causa delle sue idee, e che se Tsipras voleva ottenere dei risultati per il suo governo avrebbe dovuto sostituire il ministro delle finanze. Non potremo sapere cosa è realmente successo, anche perché le ragioni alla base di mosse politiche di questa portata mediatica in un momento cruciale per l’economia della UE è lecito pensare siano tenute all’oscuro delle masse. Ciò che invece possiamo fare è conoscere meglio le idee di Varoufakis, leggendo il suo libro “È l’economia che cambia il mondo” (Rizzoli, 2015). Continue reading