Talk show politici e tappeti rossi

Forse la decisione del cda della Rai di sospendere i talk show politici del servizio pubblico nel rispetto della par condicio elettorale non è così sbagliata. Berlusconi ha ragione quando definisce ‘pollai’ i salotti televisivi in cui il dibattito politico si trasforma in rissa verbale. Peccato, però, che molti di quei ‘polli’ lo rappresentano e, spesso, lo difendono. Nella parola talk show è comunque già inclusa l’accezione negativa con cui oggi si suole definire un pubblico confronto politico, una preziosa occasione di approfondimento puntualmente persa in prolisse quanto retoriche analisi di costume (la tossicodipendenza di Morgan) o dettagliate disamine dei gusti sessuali dei nostri rappresentanti in Parlamento.

La preoccupante tendenza dell’approfondimento politico televisivo verso toni sensazionalistici ha spostato l’attenzione dagli argomenti agli indici di ascolto. E si sa che lo share si alza se a farla da padrona sono gli scandali, meglio se sessuali. Di questa deriva ormai fa parte anche Anno Zero di Santoro, che da Sciuscià a Il Raggio verde ci ha abituato ad un giornalismo investigativo che dà voce al popolo, mentre oggi sembra più interessato a conservare il suo 20 per cento di share che a raccontare il paese. Continue reading

Un sistema da ricostruire

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Resto sempre più sconvolto dalla leggerezza con cui le istituzioni, microfonate dai soliti media acritici ed inultilmente enfatici, rilasciano dichiarazioni fasulle e di facciata. Trovo snervante e offensivo sentir continuamente usare parole come “timida ripresa economica”, “deboli segnali di ripresa”, “ripresa: si, ma dal 2010″. Non ha alcun significato dire che il paziente forse guarirà senza specificare quale malattia lo ha colpito e in quali circostanze l’ha contratta. Ci si sente colti e informati oggi a parlare di crisi economica. “Si sente la crisi?” e “Non si sente la crisi?” sono diventate le domande più gettonate dell’informazione di massa. Ma si sente cosa? Di cosa parliamo davvero? Draghi, invece di spiegare cosa ha provocato la crisi economica attuale e rivelare chi sono i responsabili, ha da poco dichiarato: “Il peggio è passato. Ora rischi per le imprese”. Se le imprese che chiudono e i lavoratori con famiglie a carico restano a casa, con tutti i disagi che ne derivano, non sono il ‘peggio’ che possa capitare ad una società civile, allora cosa lo è, secondo il governatore della Banca d’Italia? Continue reading

Tg5 e l’informazione che diventa spot

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E’ da qualche giorno che mi sento un pò strano: alle otto della sera accendo la tv e guardo il Tg5. Mezz’ora di “notizie” ad un ritmo forsennato, come quegli spot pubblicitari in cui per rientrare nei pochi secondi pattuiti le parole si rincorrono velocemente senza respiro. “Leggere-attentamente-il-foglio-illustrativo-se-i-sintomi-persistono-consultare-un-medico!”. Faccio alcuni esempi. Berlusconi si è recato a Viareggio a ‘prendere in mano la situazione’ dopo l’incendio dalla cisterna di gas nella stazione ferroviaria. Oltre alle solite dichiarazioni rassicuranti del premier e agli sguardi preoccupati di Bertolaso, ci sono stati disordini all’arrivo del presidente del Consiglio nella città toscana. Mentre i siti di informazione parlavano di contestazione a Berlusconi, il Tg5 chiudeva il servizio con una rapida chiosa di una manciata di secondi che suonava più o meno così: “Da-segnalare-la-contestazione-di-un-gruppo-di-facinorosi-al-presidente-del-consiglio-che-è-poi-subito-rientrata!”. Da notare la parola facinorosi. Continue reading

Campagna elettorale strisciante

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In Italia Berlusconi non può perdere e i segnali arrivano tutti i giorni. Il conflitto di interessi è sotto gli occhi di tutti, ma ci siamo ormai abituati. Anzi, quasi lo difendiamo sostenendo che in fondo non è un problema così grave. I veri problemi sono altri. E così tutti noi veniamo cooptati in un sistema che ci danneggia, ci ferisce, ma ci seduce. E ci piace. Siamo sotto le elezioni europee e la macchina fabbrica-consensi è già in moto da alcune settimane. A gennaio abbiamo assistito all’allontanamento di Mentana da Canale 5, rete numero uno del Biscione. Mentana non era certo un paladino della controinformazione. Sapeva benissimo che per far piacere al padrone bisognava rispettare certe regole. Però aveva il vizio di dare un pò troppa voce all’opposizione politica del suo datore di lavoro. Così, quando i tempi erano maturi e l’occasione propizia, Mentana è stato silurato e prontamente sostituito. Continue reading

Il ricordo di Indro Montanelli

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La mia tv è momentaneamente guasta, ma i potenti mezzi della Rete mi consentono ugualmente di non perdere importanti pillole del nostro giornalismo del tubo catodico. Ieri mi sono imbattuto in uno speciale del Tg2 intitolato ‘Punti di vista’, condotto dal giornalista Maurizio Martinelli. L’argomento della trasmissione era Indro Montanelli in occasione del centenario della sua nascita. Montanelli è stato senza ombra di dubbio tra i più grandi giornalisti che l’Italia abbia mai conosciuto. La lucidità e la onestà intellettuale con le quali giudicava la politica oggi farebbero di lui un marziano in terra. A parlare della vita di Montanelli, in studio è stato chiamato Roberto Gervaso, giornalista noto per la conduzione di alcuni programmi di approfondimento sulle reti del Biscione, per la papillon, ma anche, e soprattutto direi, per essere stato il vice Gelli nella P2 ed aver presentato al Gran Maestro il giovane imprenditore Silvio Berlusconi. Continue reading

La libertà di farsi prendere per il culo

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Finalmente è nato il nuovo grande partito del centrodestra berlusconiano. Il partito che farà ‘risorgere’ l’Italia, che punterà sui giovani, come Tremonti, Fini e Schifani, e sulle donne, come Gasparri, La ‘Russa’ e la ‘Brunetta’. Sarà il partito della grande e probabilmente finale presa per il culo, una espressione forse volgare, ma che riassume bene il contenuto e l’unica forma con la quale è possibile descrivere il mega congresso del Popolo della Libertà. Era ora che il Cavaliere si liberasse delle ombre mafiose e piduiste che avvolgevano Forza Italia, e che Fini chiudesse con quella Fiamma tanto legata all’immagine dell’ormai rinnegato Duce. E’ tempo di indossare un nuovo abito, senza smettere quello vecchio. Perchè tanto, cari Gianfranco, Maurizio e Ignazio, vedrete che a Silvio basterà sostituire ‘Casa’ con ‘Popolo’ e ‘giudici’ con ‘comunisti’ perchè ci caschino ancora. Continue reading

La feccia che risale il pozzo

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Da un pò di tempo mi risuona nella testa la definizione che Indro Montanelli diede all’Italia berlusconiana: ‘La feccia che risale il pozzo’. Montanelli e il suo subdolo allontanamento da Il Giornale di proprietà di Berlusconi rappresentano uno degli episodi simbolo della deriva socio-culturale che interessa da anni il nostro Paese e i cui effetti si osservano quotidianamente leggendo i giornali, frequentando i blog e guardando la tv. Il grande giornalista di Fucecchio trasse spunto dai violenti attacchi a lui rivolti dopo le esternazioni su Berlusconi che seguirono le dimissioni da direttore de Il Giornale. Montanelli era un uomo di destra integerrimo, incorruttibile, incisivo e dotato di una lucidità intellettuale che oggi è quasi estinta. Continue reading