La cultura del dubbio

É inaccettabile l’orgasmo di retorica olocaustica che ogni anno esplode sulle pagine dei giornali e tra i palinsesti televisivi. Le facce della tv spazzatura che si fanno contrite mentre parlano dei campi di concentramento dei nazisti; i sopravvissuti invitati in studio a raccontare quello che ricordano di quando erano bambini e dovettero lasciare la loro casa durante un rastrellamento; gli occhi degli astanti che diventano lucidi; le immagini dell’Istituto Luce che scorrono sul vidiwall; gli adulti che si interrogano se i loro figli continueranno ad avere memoria della Shoah; quella specie di intoccabile sacralità che si conferisce al tema.

Ecco, tutto questo ormai mi dà la nausea. Perché mai dovrei indignarmi più per i campi di concentramento nazisti che per i morti di Hiroshima e Nagasaki? Perché tanta solennità nel ricordo dei morti ebrei nei lager nazisti, e non altrettanta attenzione per i genocidi compiuti dai Contras in Nicaragua negli anni ’70 e ’80? Perché riunire tutte le autorità dello Stato davanti ad una targa commemorativa del martirio degli ebrei e ignorare il funerale di un volontario attivista italiano morto per difendere il popolo palestinese da settant’anni di pulizie etniche, assedi e demolizioni di case, proprio per mano dei discendenti di quel popolo che, se avesse la memoria che il mondo occidentale si impone di tributargli, forse non perpetrerebbe gli stessi crimini subiti? Continue reading

The Matrix

Continua su Repubblica l’ipocrita crociata contro il revisionismo dell’Olocausto. Ad alzare la voce questa volta è il presidente della Comunità ebraica Riccardo Pacifici, che ha invitato il governo a prendere provvedimenti contro i ‘negazionisti’ della Shoah. Governo che ha prontamente risposto, tramite una lettera firmata dal sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta, promettendo massimo impegno nel contrastare l’ignoranza e la cecità ideologica di questi storici revisionisti senza scrupoli. A Letta si sono presto accodati scondinzolanti i presidenti di Camera e Senato, bramosi di sodomizzare ancora una volta la Costituzione con una legge ad hoc. A seguire, con un incredibile e commovente afflato unanime parlamentare, tutta l’opposizione, anche la quella ‘vera’ dell’Idv, che per l’occasione si è riunita sotto lo slogan ‘La Costituzione non si tocca, ma una palpatina ogni tanto non si nega a nessuno’, si è scagliata contro i negazionisti dell’Olocausto, colpevoli di idiozia acuta perchè ‘negano la verità’ ricercandola. Continue reading

Cogito ergo dubito

Sul sito Repubblica.it ieri è apparso un articolo che riguarda un professore ordinario presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’università di Teramo, prof. Claudio Moffa, che il 25 settembre scorso ha tenuto una lezione sull’Olocausto, con particolare riferimento alle tesi che negano la versione ufficiale e comunemente accettata sui tragici avvenimenti che insanguinarono l’Europa nel corso del secondo conflitto mondiale. Alcune delle frasi choc pronunciate dal prof. Moffa, che tanto scandalo sembrano destare nella redazione de La Repubblica, sono le seguenti: “Non c’è alcun documento di Hitler che dicesse di ‘sterminare tutti gli ebrei’”; “L’edificio che viene mostrato ai ragazzi delle scuole ad Auschwitz  è un edificio che non ha nessuna delle caratteristiche tecniche atte ad essere stato una camera a gas. Il Zyklon B veniva usato per disinfestare gli abiti dei reclusi: se usato al fine di ‘gassarè i deportati, nelle quantità previste e raccontate da Rudolph Höss (comandante di Auschwitz, ndr) al processo di Norimberga, sarebbe stato tecnicamente impossibile. La cifra e i tempi forniti da Höss, di 2000 persone gassate al giorno, non fanno tornare i conti”. Continue reading

Il bambino con il pigiama a righe

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La cinematografia mondiale è ormai satura di film sulla Shoah. Il tema è stato affrontato da ogni punto di vista, ne è stata esaminata ogni sfaccettatura attraverso decine di storie, più o meno realistiche. Il bambino con il pigiama a righe, però, sembra offrire nuove emozioni e spunti di riflessione. Già ne La vita è bella di Benigni, la tragedia dell’Olocausto nazista appariva filtrata attraverso gli occhi di un bambino indotto a pensare di trovarsi in un grande gioco in cui tutti, grandi e piccini, scherzavano a fare la guerra. Nel film di Mark Herman invece, Bruno, figlio di un comandante nazista responsabile di un campo di concentramento, viene lasciato libero di esplorare le campagne che circondano la sua casa, ma ciò che esplora, al di là dei boschi che lo separano dal lager, è il prodotto della lucida follia collettiva di adulti accecati dal fanatismo e da incomprensibili ideali malsani e perversi. Continue reading