Israele alla sbarra

La recente morte dell’ex premier israeliano Ariel Sharon ha risvegliato in tanti i ricordi della strage di civili nei campi libanesi di Sabra e Shatila del 1982, quando il generale Sharon era a capo del Ministero della Difesa dello Stato di Israele e lasciò che centinaia di donne e bambini fossero trucidati dai soldati ebrei. Quel tragico evento fu solo uno dei molteplici episodi sanguinari che caratterizzano la storia dello Stato ebraico fin dalla sua nascita. Nonostante l’evidenza di un paese nato all’ombra del sopruso e del sangue di migliaia di palestinesi, nonostante il mancato rispetto di decine di risoluzioni ONU, nonostante la continua minaccia di incendiare il Medio Oriente forte del suo arsenale nucleare e nonostante il mantenimento ostinato della politica di espansione territoriale nel cuore della Palestina, vedo ancora oggi chi persevera nel difendere Israele strepitando contro il lancio di razzi artigianali da parte dei terroristi arabi.

Un tribunale internazionale ha appena emesso una sentenza che condanna Israele e i suoi generali per il genocidio commesso in Medio Oriente. Una sentenza, questa, i cui contenuti potrebbero influire sulle future controversie internazionali, oltre che stimolare una immediata presa di posizione contro lo Stato di Israele e la sua criminale politica estera.

A seguire, un pezzo del giornalista giapponese Yoichi Shimatsu che riporta i dettagli e analizza i contorni dello storico verdetto emesso dal Tribunale di Kuala Lumpur.

Pleonastico ricordare l’assenza di questa informazione nei media di massa. Continue reading

L’omicidio di Vittorio Arrigoni

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Nell’ambito del Milano Film Festival è stato proiettato il film documentario di Anna Maria Selini “Vik Utopia. L’omicidio di Vittorio Arrigoni”. Vittorio Arrigoni era un attivista dell’International Solidarity Movement (ISM), organizzazione umanitaria che opera a Gaza, in Palestina. Vittorio era un idealista, un utopista, un ragazzo che disprezzava la violenza e i soprusi, che non faceva distinzioni di razza o etnia, che non si riconosceva in nessuna bandiera, che non accettava confini o muri. Impegnato da anni nelle campagne di volontariato in difesa dei diritti umani, Vittorio decise di stabilirsi a Gaza rompendo l’assedio permanente israeliano che da decenni proietta sulla Striscia l’ombra dell’indifferenza e della disperazione. A Gaza Vittorio trovò tutto quello contro cui le sue idee lo avevano spinto a lottare: un popolo frammentato, indifeso e usurpato delle proprie terre secolari dall’arroganza di uno stato che ha fatto della pulizia etnica coatta degli arabi di palestina l’unico obiettivo di politica estera. Continue reading

Una morte annunciata

Ho appreso stamane la notizia della morte di Vittorio Arrigoni avvenuta per mano degli integralisti salafiti della jihad islamica. C’eravamo lasciati con un post che parlava proprio di lui, dello sconfinato senso di solidarietà che Vittorio nutriva per il popolo martoriato della Palestina, in particolare nella brulicante Striscia di Gaza. Da circa tre anni, l’attivista dell’International Solidarity Movement forniva – attraverso Facebook, il suo blog guerrillaradio.iobloggo.com e le pagine del quotidiano Il Manifesto – testimonianze dirette e resoconti giornalistici su quanto avveniva nella popolosa città mediterranea. Come è già possibile leggere in svariati articoli comparsi in rete nelle ultime ore, Arrigoni aveva subito un arresto nel 2008 dalla polizia israeliana, che lo prelevò, insieme ad altri attivisti dell’ISM, mentre scortava un peschereccio palestinese nel corso di una battuta di pesca, tra le poche vie rimaste ai gazawi per procacciarsi il cibo dopo il severo embargo imposto da Tel Aviv. Continue reading

No Fly Zone. E Gaza?

Nei giorni che accompagnarono il passaggio tra il 2008 e il 2009, mentre in Italia si stappavano spumanti e si ingurgitavano leccornie natalizie, nella Striscia di Gaza si consumava una delle peggiori carneficine degli ultimi anni. Milleduecentottantacinque palestinesi, di cui 280 bambini e 111 donne, perirono sotto i colpi di artiglieria dei tank e le bombe al fosforo nell’operazione militare israeliana denominata ‘Piombo fuso’. Le cronache di quei drammatici giorni e lo stato di distruzione raggiunto nella regione dimostrano che non si è trattato di una guerra, come molti ancora sostengono minimizzando la gravità degli eventi, ma di un vero e proprio scempio della dignità umana e del diritto alla vita e alla libertà di civili inermi. Continue reading

La pulizia etnica della Palestina

Nel 1948 si è consumato uno dei più gravi crimini contro l’umanità che la storia ricordi. Il secondo conflitto mondiale era appena finito e un popolo, quello ebreo, decimato dalle persecuzioni naziste, cercava una terra dove stabilirsi, riunirsi e diventare Stato. La terra prescelta era quella indicata dalle sacre scritture: la Terra Promessa. Promessa da Dio ad un popolo che aveva subito la tragedia dell’Olocausto e meritava pace, serenità e futuro. Ogni cosa sembrava perfetta: dolore, sopruso, morte, e rinascita. Tutto nel nome di Dio, anzi Jahveh. Peccato che questo sia avvenuto a spese di un altro popolo, totalmente estraneo alle sofferenze degli ebrei: i Palestinesi. Questi si erano macchiati dell’unica colpa di trovarsi in una terra che i teorici del Sionismo avevano deciso dovesse diventare la loro terra, e dei loro discendenti. Lì, all’ombra degli aranceti, sarebbe nato uno Stato guidato da leader accomunati dalla ferrea volontà di nascondere e far dimenticare l’orribile e violenta genesi d’Israele. Continue reading

E’ ora di dire la verità su Israele

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Le notizie raccontate dai tg e dai giornali ormai sono abiti firmati: dopo un pò passano di moda e nessuno più se ne occupa. Dopo la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese degli ultimi mesi e dopo che si è disinformato a volontà sulla questione affrettandosi a schierarsi a favore di questa o quella parte, senza sembrare mai troppo estremisti, la guerra in Palestina è tornata nell’oblio. Perchè tanto, lì, tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo e non si risolverà mai nulla. Per questo motivo ho scelto di andare un pò controcorrente indossando un vecchio capo non più trendy e tradurre questo interessante articolo di David Icke, scrittore e documentarista inglese in materia di globalismo e poteri occulti. Continue reading