No Fly Zone. E Gaza?

Nei giorni che accompagnarono il passaggio tra il 2008 e il 2009, mentre in Italia si stappavano spumanti e si ingurgitavano leccornie natalizie, nella Striscia di Gaza si consumava una delle peggiori carneficine degli ultimi anni. Milleduecentottantacinque palestinesi, di cui 280 bambini e 111 donne, perirono sotto i colpi di artiglieria dei tank e le bombe al fosforo nell’operazione militare israeliana denominata ‘Piombo fuso’. Le cronache di quei drammatici giorni e lo stato di distruzione raggiunto nella regione dimostrano che non si è trattato di una guerra, come molti ancora sostengono minimizzando la gravità degli eventi, ma di un vero e proprio scempio della dignità umana e del diritto alla vita e alla libertà di civili inermi. Continue reading

Cosa si nasconde dietro il colpo di stato in Kirghizistan?

Se imparassimo ad alzare lo sguardo verso quello che succede nel mondo, forse si schiuderebbe un ventaglio di soluzioni inaspettate per i nostri problemi, o, più semplicemente, diverrebbe più facile decifrare gli eventi globali per giudicarli con cognizione di causa e buon senso. In Kirghizistan è appena avvenuto un colpo di stato. Quello vero, non quello che paventa Di Pietro pensando al presidenzialismo berlusconiano. Il premier Bakiyev è stato spedito in esilio mentre un nuovo governo ad interim si è insediato. Cosa c’entra il Kirghizistan con noi, si chiede chi guarda i tg. C’entra, eccome. Il Kirghizistan ospita una base aerea americana di importanza vitale per la guerra in Afghanistan, una guerra che l’asse USA-NATO sta combattendo con il supporto attivo dell’Esercito Italiano, e nell’ambito della quale tre nostri operatori di Emergency sono appena stati arrestati e rilasciati dalle autorità afgane della provincia di Helmand. Il Kirghizistan, questo piccolo e parassitario paese euroasiatico, è al centro di un territorio conteso tra USA e Russia, due grandi potenze nucleari (altro che Iran) che, a dispetto dei sorrisi di Obama e Medvedev, instancabili operatori per un ‘mondo più sicuro’, si scrutano con diffidenza, ben consci del fatto che alterare certi equilibri potrebbe portare ad un conflitto davanti al quale non basterà una dichiarazione ad effetto di Fini a farci voltare dall’altra parte. Continue reading

America e Russia: La Guerra Fredda è davvero finita?

Lo scorso 9 novembre ricorreva il 20esimo anniversario dalla caduta del Muro di Berlino, episodio indicato comunemente come la fine della Guerra Fredda. La Guerra Fredda è stato un periodo storico in cui i due colossi mondiali contrapposti, con a capo USA e Unione Sovietica (URSS), si studiavano come due pugili prima di sferrare il primo attacco. Per più di 50 anni non si sono mai tirati un pugno, limitandosi a esibizioni di forza e provocazioni a distanza. La caduta del Muro ha sancito la fine dell’Unione Sovietica, ma non delle tensioni tra Stati Uniti e la Federazione russa. Dai primi anni ’90 fino ai giorni nostri, gli USA e la NATO, venuto meno il pericolo comunista, hanno attuato una politica estera espansionistica, fatta di minacce e aggressioni, senza mai entrare in aperto conflitto con Mosca. I bombardamenti in Serbia, le guerre in Afghanistan e Iraq, i programmi di difesa missilistica, le continue pressioni sull’Iran perchè ridimensioni i suoi piani di arricchimento dell’uranio, le intrusioni politiche delle fondazioni statunitensi e del Dipartimento di Stato americano nella vita democratica di paesi strategicamenti importanti situati al confine russo rappresentano un affronto al Cremlino e testimoniano che forse quel clima di dialogo col colpo in canna è ancora attuale. Continue reading

Una strategia imperialista per un Nuovo Ordine Mondiale: Le Origini della Terza Guerra Mondiale (1 di 3)

Restando sulla scia di quanto detto a proposito del libro di Marco Pizzuti Rivelazioni non autorizzate, la storia del nostro tempo non viene mai completamente narrata alla gente, che ne è la vera protagonista. In tv la storia ha i colori bianco e nero dei documentari dell’Istituto Luce, come se quello che accade in questi anni non fosse degno di essere un giorno ricordato con gli stessi toni solenni con cui oggi si racconta l’invasione polacca del Terzo Reich. Sui giornali la storia, intesa come storia della politica internazionale, è solo cronaca, priva di quelle dettagliate analisi che invece abbondano quando si discute di scandali sessuali o beghe di partito. In questi giorni si rincorrono notizie di morte in Pakistan, Iran e Iraq. I media le diffondono sottoforma di estemporanei flash giornalistici per lasciare spazio sufficiente al delitto di Garlasco o al caso Marrazzo. Nessun esperto prova a fare dei collegamenti, ad alzare lo sguardo sulla situazione geopolitica delle regioni mediorientali e dell’Asia Centrale chiedendosi a chi possa giovare una tale situazione e a quali sviluppi futuri andiamo incontro. Continue reading

Cui prodest?

Qualche anno fa vedere in tv le esequie di Stato per i soldati morti in guerra mi commuoveva. Trovavo giusto onorare la memoria dei caduti, abbracciare le vedove e avvolgere le bare nel tricolore. I libri, i film e le medaglie del nonno ci hanno da sempre abituato a considerare la guerra un’arte nobile e una pratica inevitabile. Uno scotto da pagare per la libertà e il benessere. Poi si cresce e nascono i dubbi sul senso della guerra o delle cosiddette ‘missioni di pace’. L’Italia non ha dichiarato guerra a nessuno e non deve guardarsi da nessuna minaccia diretta, eppure i nostri soldati continuano a morire in territori di guerra, e lo Stato continua a spendere soldi pubblici per sostenere l’industria delle armi e finanziare le sue missioni.

Dal sito del Ministero della Difesa si legge che dal 1 gennaio 2008 fino al 31 ottobre 2009 lo Stato ha destinato più di 800 milioni di euro per le missioni ISAF e EUPOL AFGHANISTAN, operazioni di sostegno al governo ed alla polizia afgane. Un sostegno che in realtà non ci è stato mai chiesto, ma che noi offriamo lo stesso. Continue reading