DSK e le ipotesi di complotto

Ricordo una scena dello sceneggiato La Piovra, quando Espinoza, massone dai torbidi affari interpretato da Bruno Cremer, mostra al commissario Cattani (Michele Placido) un fascicolo contenente tutti i dossier dei personaggi più potenti, dimostrando come spesso l’ascesa di carriere prestigiose procede di pari passo con la loro vulnerabilità e ricattabilità. Non è da dietrologi pensare che lo scandalo che ha portato Strauss-Kahn a dimettersi dal Fondo Monetario Internazionale sia stato innescato ad arte da ambienti ostili e interessati a sbarazzarsi di lui. Il duplice ruolo di candidato all’Eliseo e direttore di una delle più importanti istituzioni finanziarie al mondo ha posto Strauss-Kahn al centro di interessi incrociati di diversa matrice, che hanno finito per squalificarlo e come professionista e come uomo. Continue reading

La minaccia nucleare

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Poco più di due mesi fa, Fidel Castro ha lanciato un allarme al mondo sul pericolo di una imminente guerra nucleare. Ricordo che la stampa e le tv non diedero molto risalto alla notizia, nonostante la portata delle tesi esposte e il carisma storico del lìder maximo.

Gli equilibri geopolitici post 9/11 si reggono su una sorta di moderna guerra fredda tra la potenza imperiale degli Stati Uniti e il blocco orientale Cina-Russia. Gli interessi in gioco sono naturalmente enormi. Uno dei terreni di scontro principali è l’Iran, da una parte indicato da Washington come minaccia alla sicurezza globale a causa dei suoi programmi di ricerca sul nucleare, dall’altra principale partner commerciale per Mosca e Pechino. Gli ultimi segnali di questo stato di tensione internazionale sono stati i recenti lanci di missili contro la Corea del Sud da parte della Corea del Nord, infastidita dalle continue esercitazioni militari congiunte tra Seul e la marina militare USA. Continue reading

Un sistema da ricostruire

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Resto sempre più sconvolto dalla leggerezza con cui le istituzioni, microfonate dai soliti media acritici ed inultilmente enfatici, rilasciano dichiarazioni fasulle e di facciata. Trovo snervante e offensivo sentir continuamente usare parole come “timida ripresa economica”, “deboli segnali di ripresa”, “ripresa: si, ma dal 2010″. Non ha alcun significato dire che il paziente forse guarirà senza specificare quale malattia lo ha colpito e in quali circostanze l’ha contratta. Ci si sente colti e informati oggi a parlare di crisi economica. “Si sente la crisi?” e “Non si sente la crisi?” sono diventate le domande più gettonate dell’informazione di massa. Ma si sente cosa? Di cosa parliamo davvero? Draghi, invece di spiegare cosa ha provocato la crisi economica attuale e rivelare chi sono i responsabili, ha da poco dichiarato: “Il peggio è passato. Ora rischi per le imprese”. Se le imprese che chiudono e i lavoratori con famiglie a carico restano a casa, con tutti i disagi che ne derivano, non sono il ‘peggio’ che possa capitare ad una società civile, allora cosa lo è, secondo il governatore della Banca d’Italia? Continue reading

Guerra e Globalizzazione

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La piena comprensione della politica di un paese non può prescindere dalla conoscenza del quadro delle relazioni internazionali all’interno del quale esso si colloca. E, soprattutto, è fondamentale prendere piena coscienza degli eventi che hanno condotto alla situazione davanti a cui oggi ci troviamo. I quesiti da porci riguardano, ad esempio, le vere ragioni che hanno spinto gli USA ad entrare in guerra con Iraq e Afghanistan e nei quali sono attualmente coinvolti anche altri Paesi come l’Italia, il ruolo svolto dai servizi segreti americani nelle trame politiche internazionali dagli anni ’80 fino ai giorni nostri; è importante chiederci se lo sdegno derivante dalla morte di 3000 persone nel cuore di New York e l’odio antioccidentale che alimenta Al Quaeda dagli inizi degli anni ’90 sono sufficienti a giustificare un intervento militare che continua a mietere vittime e fomentare rivolte civili anche a distanza di 8 anni dall’inizio delle ostilità e quali sono i retroscena che si nascondono dietro queste operazioni militari. Continue reading

Perchè ci odiano

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Pochi giorni dopo i misteriosi attentati contro gli Stati Uniti dell’11 settembre 2001, il presidente Bush, in un discorso a camere riunite al Congresso a proposito della incombente minaccia del terrorismo internazionale di matrice islamica, ebbe a domandarsi: “Perchè ci odiano?“. A questo quesito, Bush junior, in una sorta di dialogo con se stesso, rispose: “Odiano ciò che vedono in questa camera: un governo democraticamente eletto. I loro leaders si auto-eleggono. Odiano le nostre libertà, la nostra libertà di religione, la nostra libertà di parola, la nostra libertà di votare e di riunirci e di essere in disaccordo gli uni con gli altri”. A bocce ferme e lontano dalle opinioni dal sapore ideologico dei salotti televisivi, Paolo Barnard tenta di rispondere alla domanda di Bush. Lo fa con un saggio che non vuole essere un esercizio della logica e della ragione, uno sfogo ideologico o la mera esposizione di un punto di vista sulla situazione geopolitica internazionale, ma una elencazione di fatti, documenti, citazioni e incontri avvenuti nel corso di incredibili esperienze che hanno visto il reporter freelance sfidare situazioni al limite rischiando più volte la sua incolumità. Continue reading

Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale

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Michel Chossudovsky insegna economia nell’Università di Ottawa, in Canada. E’ un profondo conoscitore della finanza internazionale ed esperto del cosiddetto fenomeno della globalizzazione economica. Il suo libro ‘Globalizzazione della povertà e Nuovo Ordine Mondiale’, edizione arricchita del precedente ‘Globalizzazione della povertà’, è una feroce e documentata denuncia rivolta contro i sostenitori del libero mercato e l’apertura delle frontiere nazionali agli scambi commerciali. Siamo tutti ormai abituati a pensare che l’unica strada possibile per una sana economia sia il capitalismo senza freni, la deregolamentazione finanziaria, il liberismo economico e la concorrenza sfrenata sui mercati. Con le menti intorpidite dal mainstream mediatico, crediamo gli uomini dell’alta finanza, gli immobiliaristi, i banchieri o i broker di borsa uomini di successo, cervelli superdotati in grado di accumulare ricchezze inimmaginabili per il piccolo imprenditore o l’impiegato delle poste. Continue reading