Il business del cancro

Non può esserci più alcuna fiducia nel sistema. In ogni campo in cui esso si trova ad operare segue i sentieri del materialismo e del profitto, antitesi del benessere dell’individuo.
L’economia è preda della finanza speculativa e del neoliberalismo foriero di impoverimento collettivo e privazione di sovranità popolare. La politica è strumento del potere elitario nel gioco al massacro dell’approvigionamento delle fonti energetiche e nella conquista di zone strategiche di influenza. I progressi compiuti nel settore tecnologico vengono pagati a caro prezzo da paesi periferici ricchi di risorse ma poveri di ogni capacità di trarne giovamento, sprofondando nell’abisso della povertà e della sottomissione imposta con le armi e la corruzione. Le libertà individuali più elementari sono oggi calpestate. La libertà di pensare, ad esempio; di pensare un sistema economico lontano dalle logiche ipocritamente moralizzatrici e fortemente centralizzanti dell’Unione Europea, e rivisto nel senso di un confronto con i cittadini in ambito democratico; di pensare una Storia diversa da quanto ufficialmente riferito dalla didattica scolastica e dai media informativi di massa, vietando un dibattito che affronti temi tabù intrisi di pietismo e retorica, come la sorte degli ebrei nei lager nazisti, addirittura introducendo vergognose leggi dello Stato ideate ad hoc.

E ancora, la medicina, in cui ognuno ha da sempre riposto le speranze di migliorare la propria qualità di vita. Al contrario, la medicina è al centro di enormi interessi economici in cui Big Pharma stringe lucrosi affari a danno della salute di milioni di persone.

Di seguito un articolo sul business che si nasconde dietro le terapie seguite nella cura del cancro.

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Un altro giro di giostra

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Ci sono due tipi di giornalista: quello da salotto, che interpreta, fa previsioni, delucida, discute, si schiera; e quello itinerante, che ricerca, vede, interroga, s’interroga, racconta. A mio avviso, del titolo di giornalista può fregiarsi solo chi appartiene alla seconda categoria. Chi fa altro, al massimo può definirsi un opinionista informato. Tiziano Terzani si inserisce a pieno titolo tra i giornalisti itineranti. Il suo lavoro, prima, la sua voglia di conoscere l’Uomo, poi, hanno portato il giornalista di Orsigna (Firenze) a viaggiare in lungo e in largo (“a giro”, direbbe lui) per il mondo, stabilendosi per periodi più o meno lunghi in Giappone, Cina, India, Vietnam, Cambogia. Ha vissuto arresti, detenzioni e avventure di ogni tipo, prima di approdare nella sua umile e isolata casa di pietra in cima all’Himalaya, il posto in assoluto più amato da Terzani, forse più della sua Toscana. Continue reading

1976-2008. Da Seveso a Manfredonia, la storia si ripete

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L’Italia è il paese dei misteri, dei gialli, dei casi irrisolti, dei silenzi di Stato, della giustizia ingiusta, dei poteri occulti. Dallo scandalo della Banca Romana del 1894, al maxi-processo per il Petrolchimico di Porto Marghera, fino al processo per il massacro della caserma di Bolzaneto, la giustizia ha spesso deluso e incredibilmente graziato i colpevoli con massicce assoluzioni. In questo filone si inserisce il processo per l’incidente allo stabilimento Enichem di Manfredonia, avvenuto nel settembre 1976, solo due mesi dopo la rottura del reattore nello stabilimento ICMESA che sprigionò nell’aria una nube di diossina nei dintorni di Seveso. Manfredonia è la città in cui sono nato e cresciuto. Nel 1976 non ero ancora nato, ma gli echi di quell’incidente sono risuonati per molti anni dopo, fino a rientrare vividi nei miei ricordi di bambino. Pubblico la lettera di un amico, un mio concittadino, che così ricorda quell’episodio. Continue reading