Morire di austerità

Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del comitato direttivo della BCE, nello scorso settembre fu catapultato sulle prime pagine di alcuni quotidiani italiani ed esteri a seguito di un articolo del Telegraph firmato da Ambrose Evans-Pritchard, in cui questi denunciava la presenza di forti condizionamenti a livello europeo in grado di indurre alle dimissioni presidenti eletti democraticamente portando come prova un passaggio del libro dell’economista fiorentino Morire d’austerità (2013, Il Mulino). A pagina 40 del pamphlet di Smaghi si legge infatti: “Non è un caso che le dimissioni del primo ministro greco Papandreou siano avvenute pochi giorni dopo l’annuncio di tenere un referendum sull’euro, ipotesi rigettata dagli altri paesi, e che quelle del presidente del Consiglio italiano di Berlusconi siano avvenute dopo che l’ipotesi di uscita dall’Euro era stata ventilata in colloqui privati con i governi di altri paesi”.

La portata di queste parole è stata incredibilmente sottodimensionata e deliberatamente taciuta dai maggiori organi di stampa, fatte salvo le testate fedeli al magnate di Arcore, come Libero e Il Giornale, che non hanno esitato a strumentalizzare le parole di Bini Smaghi gridando allo scandalo. E’ di scandalo si tratta, a mio avviso. Continue reading

Economy cartoons

http://youtu.be/zlsGh_S1E2c

Frugando in rete ho trovato questo interessante video che spiega con un cartone animato il meccanismo di fondo che regola l’economia. Girato da un giovane regista americano (all’inizio del video viene intervistato dal canale Fox), il cartone racconta di come il mito dell’American Dream sia stato sepolto sotto un cumulo di debiti impagabili e speranze tradite. Hartman e Pile, i due simpatici personaggi animati protagonisti del film, illustrano attraverso i loro dialoghi il ruolo delle banche commerciali e della Banca Centrale, che negli USA è la Federal Reserve, vero e proprio fortino segreto inespugnabile e fonte incontrollata di bigliettoni verdi con cui irrorare indebitandola l’economia americana. Continue reading

Talk show politici e tappeti rossi

Forse la decisione del cda della Rai di sospendere i talk show politici del servizio pubblico nel rispetto della par condicio elettorale non è così sbagliata. Berlusconi ha ragione quando definisce ‘pollai’ i salotti televisivi in cui il dibattito politico si trasforma in rissa verbale. Peccato, però, che molti di quei ‘polli’ lo rappresentano e, spesso, lo difendono. Nella parola talk show è comunque già inclusa l’accezione negativa con cui oggi si suole definire un pubblico confronto politico, una preziosa occasione di approfondimento puntualmente persa in prolisse quanto retoriche analisi di costume (la tossicodipendenza di Morgan) o dettagliate disamine dei gusti sessuali dei nostri rappresentanti in Parlamento.

La preoccupante tendenza dell’approfondimento politico televisivo verso toni sensazionalistici ha spostato l’attenzione dagli argomenti agli indici di ascolto. E si sa che lo share si alza se a farla da padrona sono gli scandali, meglio se sessuali. Di questa deriva ormai fa parte anche Anno Zero di Santoro, che da Sciuscià a Il Raggio verde ci ha abituato ad un giornalismo investigativo che dà voce al popolo, mentre oggi sembra più interessato a conservare il suo 20 per cento di share che a raccontare il paese. Continue reading

Bankitalia, zì badrona

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Le ultime parole del vicedirettore di Bankitalia Ignazio Visco sono intollerabili. Mentre la crisi della finanza internazionale si prepara a colpire l’economia reale, Bankitalia, organismo teoricamente incaricato di limitare l’inflazione e vigilare sulle banche commerciali del nostro Paese, si permette di ricordare che è necessario ‘lavorare di più e più a lungo’. I consumi sono crollati; la fine del mese è un miraggio; i mutui diventano insostenibili anche da famiglie che un tempo erano considerate benestanti; il precariato è la parola d’ordine nelle aziende, a loro volta sempre più indebitate con le banche; i pignoramenti delle case sono in crescita; Continue reading