Il Minculpop é ancora tra noi

L’informazione crea miti. E noi di miti ci cibiamo, continuamente. Chavez dittatore, l’Iran potenza nucleare, Israele vittima del terrorismo di Hamas, l’Iraq e l’Afghanistan guerre di liberazione, le Torri Gemelle sbriciolate da Osama bin Laden, e via discorrendo. Una moltitudine di metastasi che avanza nelle nostre coscienze e influenza le nostre decisioni. Ci troviamo completamente immersi in una camera oscura di disinformazione. Dagli Stati Uniti all’Italia, entrano in azione sempre gli stessi meccanismi, come se facessimo tutti parte dello stesso orologio a muro che scandisce un tempo inesorabile verso l’estinzione di qualunque barlume di verità e buon senso, proiettandoci verso un mondo orwelliano di masse informi.
La stato della (dis)informazione in Italia è stato ben descritto da Marcello Foa, docente di comunicazione, in una recente video intervista. A seguire, un articolo che delinea un quadro simile a quello italiano riscontrabile nel cuore del “mondo libero e democratico”, gli Stati Uniti d’America.

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DSK e le ipotesi di complotto

Ricordo una scena dello sceneggiato La Piovra, quando Espinoza, massone dai torbidi affari interpretato da Bruno Cremer, mostra al commissario Cattani (Michele Placido) un fascicolo contenente tutti i dossier dei personaggi più potenti, dimostrando come spesso l’ascesa di carriere prestigiose procede di pari passo con la loro vulnerabilità e ricattabilità. Non è da dietrologi pensare che lo scandalo che ha portato Strauss-Kahn a dimettersi dal Fondo Monetario Internazionale sia stato innescato ad arte da ambienti ostili e interessati a sbarazzarsi di lui. Il duplice ruolo di candidato all’Eliseo e direttore di una delle più importanti istituzioni finanziarie al mondo ha posto Strauss-Kahn al centro di interessi incrociati di diversa matrice, che hanno finito per squalificarlo e come professionista e come uomo. Continue reading

Gli errori degli Stati Uniti

Le c.d. ‘rivoluzioni colorate’ orchestrate dalla CIA e dalle fondazioni filantropiche americane, avvenute laddove vi fosse la necessità di richiamare l’establishment locale all’ordine desiderato da Washington, costituiscono un motivo più che valido per ritenere fondata l’ipotesi che lo stesso schema si stia oggi reiterando in Egitto. Questo, però, non ci solleva dal dubbio che nel mondo arabo, dal Maghreb al Medio Oriente, si stia levando un vento spontaneo di disapprovazione nei confronti dei governi sostenuti dagli Stati Uniti, le cui ipocrite politiche estere – specie quelle mediorientali – stanno perdendo progressivamente forza e credibilità.

Le righe che seguono aiutano a capire perché l’Egitto è così importante per gli Stati Uniti, quali sono le possibili ragioni del risentimento arabo e gli scenari futuri che attendono il governo del Cairo. Continue reading

Obama come Bush

E’ irritante ormai constatare con quanta facilità la retorica statunitense attecchisca su giornalisti e politici di casa nostra. Giorni fa ho seguito la partecipazione di Matteo Renzi, sindaco di Firenze nonché giovane virgulto del centrosinistra, da molti indicato come futuro leader del PD (be’, se lo è stato Franceschini…), nella trasmissione di Chiambretti. Premesso che – recarsi nella abitazione privata del premier per discutere di questioni istituzionali e lasciarsi andare a goliardiche comparsate nelle tv del presidente del Consiglio, peraltro in uno dei programmi che meglio incarnano l’essenza culturale dell’italia berlusconiana – non è un segnale incoraggiante per colui che si presenta come il ‘rottamatore’ del vecchio modo di far politica, ho assistito all’ennesima incensata del presidente USA Barack Obama, considerato senza critica alcuna come Dio in terra, l’esempio da imitare. Continue reading

L’impotenza delle elezioni

Negli Stati Uniti le elezioni di mid-term sono considerate un importante ‘termometro’ del gradimento politico della classe dirigente, più concreto e credibile di qualunque sondaggio italiano di Manheimer o Pagnoncelli. Poteva essere una buona occasione per i media nostrani di esaminare lo stato della società e dell’economia degli Stati Uniti, eppure, al di là dei soliti enfatici collegamenti di Giovanna Botteri al Tg3, non mi è parso di vedere altro. Forse un pò per non intaccare il mito di Obama, uscito con le ossa rotte dalle elezioni dopo aver perso il controllo della Camera del Congresso, un pò anche perchè troppo presi dalle entusiasmanti querelle Berlusconi-escort, Berlusconi-Fini, Berlusconi-gay.

Capire come se la passano i più democratici dei democratici nella culla del capitalismo globalizzato è fondamentale per comprendere anche la situazione italiana, che in molti aspetti, nonostante l’italiano appaia spesso come il più corrotto, frivolo e manipolabile, riproduce fedelmente quella statunitense. Continue reading

Haiti e la solidarietà postuma

La tragedia di Haiti sta lentamente scivolando nell’oblio, come tanti fatti di un mondo che appare sempre più lontano dal virtualismo goliardico a cui siamo abituati. Nei giorni scorsi i media hanno pensato di ‘coprire’ il terremoto di Haiti con un continuo tran tran di notizie di clamorosi salvataggi di neonati e guerriglie in strada per accaparrarsi un pezzo di pane. Fermo restando il diritto all’informazione e il rispetto per le vittime, questo giornalismo ci fa male e non serve a nulla. Per la stessa ragione per la quale, se la nostra casa rischiasse di saltare in aria per una fuga di gas, prima di verificare che il criceto respiri ancora o il cappotto non abbia perso l’odore di tintoria, dovremmo pensare ad aprire la finestra e chiudere la valvola dei fornelli.

Mi spiego. L’opinione pubblica italiana, ma anche il resto dell’Occidente ‘civilizzato’, ha scoperto solo in questi giorni le condizione disumane in cui versavano gli abitanti di Port-au-Prince prima del sisma del 12 gennaio scorso. Continue reading

E’ ora di dire la verità su Israele

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Le notizie raccontate dai tg e dai giornali ormai sono abiti firmati: dopo un pò passano di moda e nessuno più se ne occupa. Dopo la recrudescenza del conflitto israelo-palestinese degli ultimi mesi e dopo che si è disinformato a volontà sulla questione affrettandosi a schierarsi a favore di questa o quella parte, senza sembrare mai troppo estremisti, la guerra in Palestina è tornata nell’oblio. Perchè tanto, lì, tutti hanno torto e ragione allo stesso tempo e non si risolverà mai nulla. Per questo motivo ho scelto di andare un pò controcorrente indossando un vecchio capo non più trendy e tradurre questo interessante articolo di David Icke, scrittore e documentarista inglese in materia di globalismo e poteri occulti. Continue reading