Peppino Impastato

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Venerdì scorso, a Opera, in provincia di Milano, si è tenuto un incontro sulla figura di Giuseppe ‘Peppino’ Impastato e della sua lotta tenace contro la mafia. Attraverso le testimonianze di Salvo Vitale, amico storico di Peppino, e del fratello Giovanni, sono stati passati in rassegna tutti i momenti salienti della sua vita: dalla fondazione di Radio Aut alla morte del padre. Fino alla sua di morte, avvenuta a causa dell’esplosione di una carica di tritolo posizionata lungo il binario della ferrovia che collega Palermo con Trapani, a soli trent’anni. La vita di Peppino Impastato è un inno alla ribellione al potere illegale dei trafficanti di droga e di armi, al potere dilagante della mafia che con i suoi metodi ha ridotto la Sicilia ad un gregge di pecore impaurite. Continue reading

Sempre la stessa musica

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Il lodo Alfano ha parato il culo a Berlusconi rendendolo immune dai processi e offrendogli un immeritato privilegio che calpesta una Costituzione già colpita a morte da anni di politica corrotta. Infatti, il processo a suo carico, che lo vede imputato insieme all’avvocato inglese Mills, non si celebrerà almeno fino alla fine del suo mandato. Ma lo staff di Berlusconi questa volta ha mancato di curare i dettagli. Il lodo Alfano, infatti, protegge solo il Presidente del Consiglio e non l’avvocato Mills, il cui processo può continuare indisturbato. Cosa accadrebbe però se questo arrivasse a conclusione e Mills fosse condannato? Sarebbe confermata la circostanza che vide Mills ricevere una tangente dal Cavaliere come ricompensa per aver taciuto i segreti finanziari che si celano dietro le fortune del magnate, o ‘magnaccia’. Berlusconi non sarebbe condannato, ma diventerebbe di fatto un corruttore. E sarebbe la seconda volta, dal momento che già la sentenza che condannò Previti per corruzione nel lodo Mondadori praticamente svelò come Berlusconi riuscì ad accaparrarsi il colosso editoriale. Continue reading

Il Divo

Non basta un lungometraggio di un’ora e cinquanta minuti per raccontare la vita di un uomo che rappresenta sessantant’anni di politica del nostro Paese. Forse non basterebbe neanche un documentario di dieci ore. Andreotti, infatti, non riesce a darsi pace nella ricerca della motivazione che ha spinto le Brigate Rosse a rapire Moro e non lui che avrebbe potuto “parlare per un anno” con loro di tutto quello che conosceva. Il film di Sorrentino non va solo visto, ma va seguito. Ed è difficile seguirlo se non si è già informati in partenza. Nelle prime scene si assiste alla sfilata di tutti i luogotenenti di Andreotti, da Paolo Cirino Pomicino a Salvo Lima, da Vittorio Sbardella a Flavio Evangelisti. Tutti vengono presentati in pompa magna, con scene rallentate e inquadrature dal basso che esaltano l’importanza del personaggio. Ognuno di loro poi si ritrova attorno al Divo che si fa radere la barba mentre pontifica e decide delle sorti dell’Italia alle prese con il settimo governo Andreotti. Sembra di vedere Al Capone ne Gli Intoccabili o Vito Corleone ne Il Padrino Parte Seconda. E forse l’allusione di Sorrentino non è così tanto casuale. Continue reading