Israele alla sbarra

La recente morte dell’ex premier israeliano Ariel Sharon ha risvegliato in tanti i ricordi della strage di civili nei campi libanesi di Sabra e Shatila del 1982, quando il generale Sharon era a capo del Ministero della Difesa dello Stato di Israele e lasciò che centinaia di donne e bambini fossero trucidati dai soldati ebrei. Quel tragico evento fu solo uno dei molteplici episodi sanguinari che caratterizzano la storia dello Stato ebraico fin dalla sua nascita. Nonostante l’evidenza di un paese nato all’ombra del sopruso e del sangue di migliaia di palestinesi, nonostante il mancato rispetto di decine di risoluzioni ONU, nonostante la continua minaccia di incendiare il Medio Oriente forte del suo arsenale nucleare e nonostante il mantenimento ostinato della politica di espansione territoriale nel cuore della Palestina, vedo ancora oggi chi persevera nel difendere Israele strepitando contro il lancio di razzi artigianali da parte dei terroristi arabi.

Un tribunale internazionale ha appena emesso una sentenza che condanna Israele e i suoi generali per il genocidio commesso in Medio Oriente. Una sentenza, questa, i cui contenuti potrebbero influire sulle future controversie internazionali, oltre che stimolare una immediata presa di posizione contro lo Stato di Israele e la sua criminale politica estera.

A seguire, un pezzo del giornalista giapponese Yoichi Shimatsu che riporta i dettagli e analizza i contorni dello storico verdetto emesso dal Tribunale di Kuala Lumpur.

Pleonastico ricordare l’assenza di questa informazione nei media di massa. Continue reading

Morire di austerità

Lorenzo Bini Smaghi, ex membro del comitato direttivo della BCE, nello scorso settembre fu catapultato sulle prime pagine di alcuni quotidiani italiani ed esteri a seguito di un articolo del Telegraph firmato da Ambrose Evans-Pritchard, in cui questi denunciava la presenza di forti condizionamenti a livello europeo in grado di indurre alle dimissioni presidenti eletti democraticamente portando come prova un passaggio del libro dell’economista fiorentino Morire d’austerità (2013, Il Mulino). A pagina 40 del pamphlet di Smaghi si legge infatti: “Non è un caso che le dimissioni del primo ministro greco Papandreou siano avvenute pochi giorni dopo l’annuncio di tenere un referendum sull’euro, ipotesi rigettata dagli altri paesi, e che quelle del presidente del Consiglio italiano di Berlusconi siano avvenute dopo che l’ipotesi di uscita dall’Euro era stata ventilata in colloqui privati con i governi di altri paesi”.

La portata di queste parole è stata incredibilmente sottodimensionata e deliberatamente taciuta dai maggiori organi di stampa, fatte salvo le testate fedeli al magnate di Arcore, come Libero e Il Giornale, che non hanno esitato a strumentalizzare le parole di Bini Smaghi gridando allo scandalo. E’ di scandalo si tratta, a mio avviso. Continue reading

Il business del cancro

Non può esserci più alcuna fiducia nel sistema. In ogni campo in cui esso si trova ad operare segue i sentieri del materialismo e del profitto, antitesi del benessere dell’individuo.
L’economia è preda della finanza speculativa e del neoliberalismo foriero di impoverimento collettivo e privazione di sovranità popolare. La politica è strumento del potere elitario nel gioco al massacro dell’approvigionamento delle fonti energetiche e nella conquista di zone strategiche di influenza. I progressi compiuti nel settore tecnologico vengono pagati a caro prezzo da paesi periferici ricchi di risorse ma poveri di ogni capacità di trarne giovamento, sprofondando nell’abisso della povertà e della sottomissione imposta con le armi e la corruzione. Le libertà individuali più elementari sono oggi calpestate. La libertà di pensare, ad esempio; di pensare un sistema economico lontano dalle logiche ipocritamente moralizzatrici e fortemente centralizzanti dell’Unione Europea, e rivisto nel senso di un confronto con i cittadini in ambito democratico; di pensare una Storia diversa da quanto ufficialmente riferito dalla didattica scolastica e dai media informativi di massa, vietando un dibattito che affronti temi tabù intrisi di pietismo e retorica, come la sorte degli ebrei nei lager nazisti, addirittura introducendo vergognose leggi dello Stato ideate ad hoc.

E ancora, la medicina, in cui ognuno ha da sempre riposto le speranze di migliorare la propria qualità di vita. Al contrario, la medicina è al centro di enormi interessi economici in cui Big Pharma stringe lucrosi affari a danno della salute di milioni di persone.

Di seguito un articolo sul business che si nasconde dietro le terapie seguite nella cura del cancro.

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L’ombra di Giuda

Il fatto che l’informazione mediatica televisiva, della carta stampata e in versione social network che caratterizza i giorni nostri sia lacunosa, manipolata e pretestuosa è cosa ormai evidente ed acclarata. La Rete trabocca di siti di controinformazione che si propongono come mezzi alternativi ai comuni tg o quotidiani cartacei ma che forse non sono alla portata del pensionato non avvezzo all’utilizzo del mouse o del sistema touch dei tablet. L’era di internet è iniziata da almeno un decennio, i dettagli e i retroscena occulti di molti eventi di attualità sono ormai alla portata di chiunque, eppure ho la sensazione che questo eccesso di disponibilità informativa si stia tramutando in confusione e smarrimento ideologico, mentre gli smartphone iperconnessi a Twitter, Facebook e Whatsapp stimolano l’ozio e la superficialità. Continue reading

Iran e le speranze tradite degli USA

Appena celebrate le elezioni iraniane che hanno visto trionfare al primo scrutinio di regolari e pacifiche elezioni il moderato Hassan Rohani, si tenta di capire come si muoverà il nuovo presidente della Repubblica Islamica e se seguirà le orme del suo predecessore Ahmadinejad, specie in politica estera. Ciò che, a mio avviso, è necessario capire è il contesto nel quale l’Iran si muove e gli ostacoli che il paese degli Ayatollah è costretto a superare per venire incontro alle esigenze della popolazione. L’Iran si trova da anni sotto un duro regime sanzionatorio impostogli dall’Occidente (leggi USA) che costituisce una vera zavorra per l’economia di una nazione tra le prime esportatrici di greggio al mondo. Gli USA, in tandem con l’Unione Europea che ratifica ogni sbadiglio proveniente da Washington, cavalcando il debole, retorico e ipocrita pretesto del presunto programma nucleare a scopi bellici, si rendono artefici di un continuo martellamento ai fianchi dell’Iran, che ha finora dimostrato di non cedere alle provocazioni mostrando lo spirito tenace di un paese sovrano consapevole della sua forza e rilevanza strategica nel sempre più infuocato scenario geopolitico mediorientale. Per comprendere meglio i tentativi di destabilizzazione dell’Iran provenienti da Occidente e le conseguenze sociali delle sanzioni economiche che hanno fatto da sfondo alla recente tornata elettorale, un articolo di Timothy Guzman pubblicato a ridosso delle elezioni. Continue reading

Il Minculpop é ancora tra noi

L’informazione crea miti. E noi di miti ci cibiamo, continuamente. Chavez dittatore, l’Iran potenza nucleare, Israele vittima del terrorismo di Hamas, l’Iraq e l’Afghanistan guerre di liberazione, le Torri Gemelle sbriciolate da Osama bin Laden, e via discorrendo. Una moltitudine di metastasi che avanza nelle nostre coscienze e influenza le nostre decisioni. Ci troviamo completamente immersi in una camera oscura di disinformazione. Dagli Stati Uniti all’Italia, entrano in azione sempre gli stessi meccanismi, come se facessimo tutti parte dello stesso orologio a muro che scandisce un tempo inesorabile verso l’estinzione di qualunque barlume di verità e buon senso, proiettandoci verso un mondo orwelliano di masse informi.
La stato della (dis)informazione in Italia è stato ben descritto da Marcello Foa, docente di comunicazione, in una recente video intervista. A seguire, un articolo che delinea un quadro simile a quello italiano riscontrabile nel cuore del “mondo libero e democratico”, gli Stati Uniti d’America.

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La cultura del dubbio

É inaccettabile l’orgasmo di retorica olocaustica che ogni anno esplode sulle pagine dei giornali e tra i palinsesti televisivi. Le facce della tv spazzatura che si fanno contrite mentre parlano dei campi di concentramento dei nazisti; i sopravvissuti invitati in studio a raccontare quello che ricordano di quando erano bambini e dovettero lasciare la loro casa durante un rastrellamento; gli occhi degli astanti che diventano lucidi; le immagini dell’Istituto Luce che scorrono sul vidiwall; gli adulti che si interrogano se i loro figli continueranno ad avere memoria della Shoah; quella specie di intoccabile sacralità che si conferisce al tema.

Ecco, tutto questo ormai mi dà la nausea. Perché mai dovrei indignarmi più per i campi di concentramento nazisti che per i morti di Hiroshima e Nagasaki? Perché tanta solennità nel ricordo dei morti ebrei nei lager nazisti, e non altrettanta attenzione per i genocidi compiuti dai Contras in Nicaragua negli anni ’70 e ’80? Perché riunire tutte le autorità dello Stato davanti ad una targa commemorativa del martirio degli ebrei e ignorare il funerale di un volontario attivista italiano morto per difendere il popolo palestinese da settant’anni di pulizie etniche, assedi e demolizioni di case, proprio per mano dei discendenti di quel popolo che, se avesse la memoria che il mondo occidentale si impone di tributargli, forse non perpetrerebbe gli stessi crimini subiti? Continue reading