Talk show politici e tappeti rossi

Forse la decisione del cda della Rai di sospendere i talk show politici del servizio pubblico nel rispetto della par condicio elettorale non è così sbagliata. Berlusconi ha ragione quando definisce ‘pollai’ i salotti televisivi in cui il dibattito politico si trasforma in rissa verbale. Peccato, però, che molti di quei ‘polli’ lo rappresentano e, spesso, lo difendono. Nella parola talk show è comunque già inclusa l’accezione negativa con cui oggi si suole definire un pubblico confronto politico, una preziosa occasione di approfondimento puntualmente persa in prolisse quanto retoriche analisi di costume (la tossicodipendenza di Morgan) o dettagliate disamine dei gusti sessuali dei nostri rappresentanti in Parlamento.

La preoccupante tendenza dell’approfondimento politico televisivo verso toni sensazionalistici ha spostato l’attenzione dagli argomenti agli indici di ascolto. E si sa che lo share si alza se a farla da padrona sono gli scandali, meglio se sessuali. Di questa deriva ormai fa parte anche Anno Zero di Santoro, che da Sciuscià a Il Raggio verde ci ha abituato ad un giornalismo investigativo che dà voce al popolo, mentre oggi sembra più interessato a conservare il suo 20 per cento di share che a raccontare il paese. Continue reading

Six Feet Under

Il bigottismo o la modernità di una società si misurano anche in base alla qualità dell’intrattenimento che questa si concede. Una fiction televisiva, un reality show, un documentario, un talk show politico, un tg o un semplice cartone animato sono più importanti nella formazione morale e intellettuale di un individuo più di quanto non lo siano lezioni di catechismo o predicozzi paterni. Essenzialmente perchè, se questi occupano momenti isolati della vita di un ragazzo, quelli rappresentano uno sfondo culturale costante che inconsapevolmente creano modelli di riferimento ed ergono muri ideologici che spesso neanche in età adulta si riesce a superare.

Le serie tv italiane traboccano di buonismo e frivolezza. I temi sono ridondanti e logori. Questo però non impedisce loro di riscuotere successo di pubblico, forse per lo stesso principio naturale per cui una pianta attecchisce meglio su un terreno reso fertile dallo sterco. Continue reading

Tg5 e l’informazione che diventa spot

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E’ da qualche giorno che mi sento un pò strano: alle otto della sera accendo la tv e guardo il Tg5. Mezz’ora di “notizie” ad un ritmo forsennato, come quegli spot pubblicitari in cui per rientrare nei pochi secondi pattuiti le parole si rincorrono velocemente senza respiro. “Leggere-attentamente-il-foglio-illustrativo-se-i-sintomi-persistono-consultare-un-medico!”. Faccio alcuni esempi. Berlusconi si è recato a Viareggio a ‘prendere in mano la situazione’ dopo l’incendio dalla cisterna di gas nella stazione ferroviaria. Oltre alle solite dichiarazioni rassicuranti del premier e agli sguardi preoccupati di Bertolaso, ci sono stati disordini all’arrivo del presidente del Consiglio nella città toscana. Mentre i siti di informazione parlavano di contestazione a Berlusconi, il Tg5 chiudeva il servizio con una rapida chiosa di una manciata di secondi che suonava più o meno così: “Da-segnalare-la-contestazione-di-un-gruppo-di-facinorosi-al-presidente-del-consiglio-che-è-poi-subito-rientrata!”. Da notare la parola facinorosi. Continue reading