DSC_0006

Para Bellum

parabellumagaDa più parti giungono chiari segnali che la Storia che conosciamo è costellata di lacune e false verità. Gli assetti geopolitici di cui oggi vediamo gli effetti sono figli dei due conflitti mondiali scoppiati nel Ventesimo Secolo. È evidente, dunque, come una completa comprensione dei fatti che portarono allo scontro frontale grandi potenze come USA, Gran Bretagna, Germania e Unione Sovietica aiuti anche a capire i rapporti che intercorrono tra l’Europa moderna e gli Stati Uniti d’America, i quali dalla loro parte si sentono legittimati a mettere in atto politiche belligeranti e dichiaramente ostili verso paesi molto lontani dai loro confini, forti del consenso o comunque della non contrarietà degli Stati del vecchio continente.

Degli eventi che hanno caratterizzato il secolo scorso, oggi ci restano una serie di dogmi comunemente riconosciuti che nessuno osa mettere in discussione nei dibattiti pubblici, pena la gogna mediatica o la rovina della carriera. Laddove si cerchi di imporre un punto di vista diverso su talune tesi vi è il tentativo di porre fine al confronto con etichette abusate come “nazista” o “fascista”. Termini, questi, che, come tutti i ‘fatti umani’, per dirla con Giovanni Falcone che così definiva la mafia, hanno avuto una storia fatta di uomini e di idee che non possono essere lasciati all’oblio del tempo né ridotti a strumento di offesa dialettica. Continue reading

Il Minculpop é ancora tra noi

L’informazione crea miti. E noi di miti ci cibiamo, continuamente. Chavez dittatore, l’Iran potenza nucleare, Israele vittima del terrorismo di Hamas, l’Iraq e l’Afghanistan guerre di liberazione, le Torri Gemelle sbriciolate da Osama bin Laden, e via discorrendo. Una moltitudine di metastasi che avanza nelle nostre coscienze e influenza le nostre decisioni. Ci troviamo completamente immersi in una camera oscura di disinformazione. Dagli Stati Uniti all’Italia, entrano in azione sempre gli stessi meccanismi, come se facessimo tutti parte dello stesso orologio a muro che scandisce un tempo inesorabile verso l’estinzione di qualunque barlume di verità e buon senso, proiettandoci verso un mondo orwelliano di masse informi.
La stato della (dis)informazione in Italia è stato ben descritto da Marcello Foa, docente di comunicazione, in una recente video intervista. A seguire, un articolo che delinea un quadro simile a quello italiano riscontrabile nel cuore del “mondo libero e democratico”, gli Stati Uniti d’America.

Continue reading

DSK e le ipotesi di complotto

Ricordo una scena dello sceneggiato La Piovra, quando Espinoza, massone dai torbidi affari interpretato da Bruno Cremer, mostra al commissario Cattani (Michele Placido) un fascicolo contenente tutti i dossier dei personaggi più potenti, dimostrando come spesso l’ascesa di carriere prestigiose procede di pari passo con la loro vulnerabilità e ricattabilità. Non è da dietrologi pensare che lo scandalo che ha portato Strauss-Kahn a dimettersi dal Fondo Monetario Internazionale sia stato innescato ad arte da ambienti ostili e interessati a sbarazzarsi di lui. Il duplice ruolo di candidato all’Eliseo e direttore di una delle più importanti istituzioni finanziarie al mondo ha posto Strauss-Kahn al centro di interessi incrociati di diversa matrice, che hanno finito per squalificarlo e come professionista e come uomo. Continue reading

Una morte annunciata

Ho appreso stamane la notizia della morte di Vittorio Arrigoni avvenuta per mano degli integralisti salafiti della jihad islamica. C’eravamo lasciati con un post che parlava proprio di lui, dello sconfinato senso di solidarietà che Vittorio nutriva per il popolo martoriato della Palestina, in particolare nella brulicante Striscia di Gaza. Da circa tre anni, l’attivista dell’International Solidarity Movement forniva – attraverso Facebook, il suo blog guerrillaradio.iobloggo.com e le pagine del quotidiano Il Manifesto – testimonianze dirette e resoconti giornalistici su quanto avveniva nella popolosa città mediterranea. Come è già possibile leggere in svariati articoli comparsi in rete nelle ultime ore, Arrigoni aveva subito un arresto nel 2008 dalla polizia israeliana, che lo prelevò, insieme ad altri attivisti dell’ISM, mentre scortava un peschereccio palestinese nel corso di una battuta di pesca, tra le poche vie rimaste ai gazawi per procacciarsi il cibo dopo il severo embargo imposto da Tel Aviv. Continue reading

No Fly Zone. E Gaza?

Nei giorni che accompagnarono il passaggio tra il 2008 e il 2009, mentre in Italia si stappavano spumanti e si ingurgitavano leccornie natalizie, nella Striscia di Gaza si consumava una delle peggiori carneficine degli ultimi anni. Milleduecentottantacinque palestinesi, di cui 280 bambini e 111 donne, perirono sotto i colpi di artiglieria dei tank e le bombe al fosforo nell’operazione militare israeliana denominata ‘Piombo fuso’. Le cronache di quei drammatici giorni e lo stato di distruzione raggiunto nella regione dimostrano che non si è trattato di una guerra, come molti ancora sostengono minimizzando la gravità degli eventi, ma di un vero e proprio scempio della dignità umana e del diritto alla vita e alla libertà di civili inermi. Continue reading

Gli errori degli Stati Uniti

Le c.d. ‘rivoluzioni colorate’ orchestrate dalla CIA e dalle fondazioni filantropiche americane, avvenute laddove vi fosse la necessità di richiamare l’establishment locale all’ordine desiderato da Washington, costituiscono un motivo più che valido per ritenere fondata l’ipotesi che lo stesso schema si stia oggi reiterando in Egitto. Questo, però, non ci solleva dal dubbio che nel mondo arabo, dal Maghreb al Medio Oriente, si stia levando un vento spontaneo di disapprovazione nei confronti dei governi sostenuti dagli Stati Uniti, le cui ipocrite politiche estere – specie quelle mediorientali – stanno perdendo progressivamente forza e credibilità.

Le righe che seguono aiutano a capire perché l’Egitto è così importante per gli Stati Uniti, quali sono le possibili ragioni del risentimento arabo e gli scenari futuri che attendono il governo del Cairo. Continue reading

Obama come Bush

E’ irritante ormai constatare con quanta facilità la retorica statunitense attecchisca su giornalisti e politici di casa nostra. Giorni fa ho seguito la partecipazione di Matteo Renzi, sindaco di Firenze nonché giovane virgulto del centrosinistra, da molti indicato come futuro leader del PD (be’, se lo è stato Franceschini…), nella trasmissione di Chiambretti. Premesso che – recarsi nella abitazione privata del premier per discutere di questioni istituzionali e lasciarsi andare a goliardiche comparsate nelle tv del presidente del Consiglio, peraltro in uno dei programmi che meglio incarnano l’essenza culturale dell’italia berlusconiana – non è un segnale incoraggiante per colui che si presenta come il ‘rottamatore’ del vecchio modo di far politica, ho assistito all’ennesima incensata del presidente USA Barack Obama, considerato senza critica alcuna come Dio in terra, l’esempio da imitare. Continue reading