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Para Bellum

parabellumagaDa più parti giungono chiari segnali che la Storia che conosciamo è costellata di lacune e false verità. Gli assetti geopolitici di cui oggi vediamo gli effetti sono figli dei due conflitti mondiali scoppiati nel Ventesimo Secolo. È evidente, dunque, come una completa comprensione dei fatti che portarono allo scontro frontale grandi potenze come USA, Gran Bretagna, Germania e Unione Sovietica aiuti anche a capire i rapporti che intercorrono tra l’Europa moderna e gli Stati Uniti d’America, i quali dalla loro parte si sentono legittimati a mettere in atto politiche belligeranti e dichiaramente ostili verso paesi molto lontani dai loro confini, forti del consenso o comunque della non contrarietà degli Stati del vecchio continente.

Degli eventi che hanno caratterizzato il secolo scorso, oggi ci restano una serie di dogmi comunemente riconosciuti che nessuno osa mettere in discussione nei dibattiti pubblici, pena la gogna mediatica o la rovina della carriera. Laddove si cerchi di imporre un punto di vista diverso su talune tesi vi è il tentativo di porre fine al confronto con etichette abusate come “nazista” o “fascista”. Termini, questi, che, come tutti i ‘fatti umani’, per dirla con Giovanni Falcone che così definiva la mafia, hanno avuto una storia fatta di uomini e di idee che non possono essere lasciati all’oblio del tempo né ridotti a strumento di offesa dialettica.

Gherardo Colombo, ex magistrato ai tempi di Mani Pulite, ospite nel programma condotto su La7 da Lilli Gruber OttoeMezzo, mentre tesseva giustamente le lodi del Codice Penale così come redatto durante il Ventennio, si affrettava ad allontanare da sé ogni eventuale accusa di apologia del Fascismo. Il che non è fonte di biasimo del sottoscritto, dal momento che l’antifascismo è un principio cardine su cui si fonda la Costituzione Italiana, ma invero di preoccupazione, perché questa ritrosia nell’affrontare certe tematiche rappresenta un ostacolo al riconoscimento della verità storica. Nella Germania della Merkel questa inibizione nel rivolgere lo sguardo ai fantasmi del passato si estrinseca con la formulazione di leggi liberticide che puniscono chi tenta di mettere in discussione i crimini del Nazismo senza fare distinzioni tra fanatismo e ricerca storica.

È questa la faccia della sconfitta 70 anni dopo la disfatta militare.

Fortunatamente, questo stato di cose presenta delle crepe. Una di queste è sicuramente Para Bellum, un libro pubblicato dalla AGA Editrice che raccoglie due discorsi di Adolf Hitler pronunciati nel ’41 e nel ’39, oltre ad uno scambio epistolare tra il Führer e il presidente USA Franklin Delano Roosevelt. Non ci troviamo quindi di fronte alla rielaborazione personale degli eventi attraverso la lente di uno storico, bensì portiamo indietro le lancette della Storia ritornando alle parole dei suoi protagonisti. Contrariamente a quanto comunemente si è indotti a pensare, Hitler non si configura come colui che accese la miccia della seconda guerra mondiale, unico responsabile di un conflitto che ha causato 71 milioni di morti. Dalle parole del Führer emerge un quadro di tensione internazionale che vedeva la Germania nazista stretta tra l’incudine delle potenze occidentali, USA, Francia e Gran Bretagna, e il martello dell’URSS. Hitler questo lo sapeva benissimo, e, da uomo chiamato alla ricostruzione della Grande Germania, tentò di venire a patti e con la Polonia e con la Russia con proposte di pace e accordi di non belligeranza a cui non si dà la giusta luce nelle narrazioni ufficiali. Quando si dibatte di temi economici, spesso si sente ripetere il mantra dell’inflazione come preludio all’avvento di Hitler. Questo è però un clamoroso falso storico, perchè la vera molla che portò Hitler a salire al potere e restituire alla Germania la sua identità fu il Trattato di Versailles del 1919 con cui le potenze vincitrici della prima guerra mondiale frammentarono il territorio del Regno di Germania lasciando che minoranze tedesche finissero sotto il controllo di potenze straniere mentre il resto della nazione soffriva la fame sotto il peso di una crisi economica causata principalmente dalle ingenti spese di riparazione imposte dai vincitori. E fu questa situazione a indurre Hitler a fare qualcosa per riconquistare i territori perduti e sottrarre alle discriminazioni parte del popolo tedesco ivi residente in Polonia, Boemia e Moravia, nei territori confinanti con la Cecoslovacchia e in Austria. Dalle carte emerge dunque la figura di un leader non interessato ad estendere i propri confini indiscriminatamente bensì seguendo l’obiettivo dichiarato di ridare unità al popolo tedesco e vigore al Reich. E ci riuscì.

Chi allora ha voluto e ottenuto la guerra? Come riportato nelle interessanti appendici di Para Bellum curate da Alessandra Colla, diverse fonti oggi dimostrano che i massimi ispiratori e istigatori della seconda guerra mondiale furono gli Stati Uniti nella persona del suo presidente F.D.Roosevelt. Venendo meno alle promesse fatte al popolo statunitense, Roosevelt autorizzò massicci finanziamenti e forniture di armi verso l’Armata Rossa di Stalin per fronteggiare i tank tedeschi nel nome della tanto sbandierata anche ai giorni nostri sicurezza nazionale, retorica di propaganda atta a coprire gli interessi di banchieri e commercianti di armi che già avevano svolto un ruolo decisivo nella entrata in guerra degli USA nel primo conflitto mondiale, come ampiamente dimostrato dalla Commissione Nye (1934-1936). Analogamente, per la seconda guerra mondiale sono il Memorandum McCollum e le inchieste seguite all’emanazione nel 1966 del Freedom of Information Act a dimostrare che gli Stati Uniti provocarono ad arte l’incidente di Pearl Harbour per entrare nel conflitto e sedersi al tavolo dei vincitori.

“La gente dimentica in fretta“, ammonisce Sabina Marineo nel suo Trappola Globale. Libri come Para Bellum insegnano che la memoria storica non è un cimelio preconfezionato da tenere sotto la teca ed esibire solo in occasione delle giornate commemorative, ma un tesoro di informazioni che ognuno di noi può contribuire a diffondere in qualunque momento.

Solo separando il grano dei fatti dal loglio della propaganda e delle ricostruzioni tendenziose si può giungere ad una corretta comprensione delle dinamiche che agitano il mondo contemporaneo, in special modo nelle aree di crisi. (Pietro Ferrari, introduzione a Para Bellum).


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3 thoughts on “Para Bellum

  1. Le conclusioni esposte nell’articolo sono errate. Ci si dimentica infatti che se il Governo americano finanziava la USSR, l’industria Americana, bellica e non, finanziava il Partito Nazista fin dalla sua nascita e quando pervenne al potere, il Governo tedesco. Di base, i Cow-boys (l’industria militare del West) finanziavano i nazisti per avere un paese intero di sicari da scagliare contro l’Unione Sovietica e il Governo americano, allora nelle mani degli Yankees (la cricca di milionari dell’Est) finanziava allo stesso tempo anche i sovietici. Lo stesso facevano le famiglie regnanti Inglesi ed Olandesi. In pratica finche’ c’e’ guerra c’e’ speranza. Inoltre un vincitore non dissanguato in una lotta prolungata avrebbe potuto essere un problema nel dopoguerra. Hitler non ha mai preso decisioni autonome, basta pensare agli “errori” commessi per salvaguardare gli Alleati sul fronte occidentale. Se si vuole capire veramente come stavano le cose si consigliano le opere di Carroll Quigley, un “insider” che non aveva bisogno di nascondere la verita’, scrivendo per le elite universitarie americane.

  2. Ciao Tarvis.
    I produttori di armi e munizioni statunitensi, così come altri soggetti imprenditoriali dell’epoca, investivano nei paesi in guerra soprattutto per ovvie ragioni commerciali. A seguito della prima guerra mondiale, i lavori della Commissione Nye che ho menzionato nell’articolo portarono ad accertare uno squilibrio dei finanziamenti a favore del Regno Unito e i suoi alleati a cui giunsero aiuti 100 volte superiori rispetto alla Germania. In virtù di questa sproporzione negli aiuti ai paesi in guerra, la commissione concluse che il presidente Wilson decise per l’entrata in guerra sulla pressione di banchieri e produttori di armi, i quali volevano ardentemente che le sorti della guerra pendessero verso i paesi alleati, principali destinatari dei loro investimenti, in modo che essi potessero rimborsare i fondi investiti. Il secondo conflitto mondiale non vide cambiare la situazione. Finanziamenti giunsero ai nazisti e all’URSS, ma le forze militari in campo erano nettamente a favore dell’Armata Rossa. Come riporta Gianantonio Valli in un saggio citato nell’Appendice I del libro Para Bellum, il rapporto delle forze in campo tra Germania e URSS era di 1 a 5/6. Questo soprattutto a seguito dei massicci finanziamenti giunti dagli Stati Uniti in virtù del promulgamento della Legge Affitti e Prestiti l’11 marzo 1941. A questo proposito, così si esprime lo storico britannico Richard Overy nel saggio “Russia in guerra. 1941-1945″: “Il contributo più decisivo fu rappresentato senza alcun dubbio dagli aiuti per la martoriata rete ferroviaria sovietica, gran parte della quale nel 1941 si trovò nelle regioni occupate. Dall’America giunsero non solo il 56,6 percento di tutti i binari usati durante la guerra, ma anche 1900 locomotive, che si aggiunsero alla modesta produzione locale di sole 92 macchine, e 11.075 vagoni ferroviari che si affiancarono ai 1807 prodotti in URSS: In termini di peso, quasi la metà degli aiuti fu rappresentata da cibo, sufficiente a fornire circa 225 grammi giornalieri di alimenti confezionati a ogni soldato sovietico per tutta la durata della guerra. Solo aiuti stranieri di tali dimensioni permisero all’Unione Sovietica di concentrare la sua produzione sugli equipaggiamenti destinati al fronte, piuttosto che su macchinari, materiali e beni di consumo. […] Senza il materiale ferroviario, i veicoli e il carburante, lo sforzo bellico sovietico sarebbe quasi certamente crollato per mancanza di mobilità e per l’esiguità del sistema dei trasporti.”.

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