La Giornata della Memoria
Per celebrare degnamente la Giornata della Memoria, oggi ho deciso di rivedere un video che qualche anno fa destò in me l’interesse sull’Olocausto. Non che prima non fossi al corrente di quanto accadde al di là del filo spinato che delimitava i campi nazisti, ma questo breve documentario, insieme ad altre letture inerenti lo stesso tema, mi convinse che il fumo passivo sì provoca danni, ma non quanto subire un perpetuo lavaggio del cervello, che fin dagli anni dell’infanzia mi ha indotto ad assimilare scenari e fatti storici dati per certi pur senza doverosi riscontri.
Il film in questione racconta di una visita al campo di concentramento di Auschwitz compiuta da David Cole, studioso (evitando di chiamarlo ‘storico’ per non ledere l’orgoglio di coloro i quali vengono definiti tali nelle aule universitarie o nei salotti politically correct della tv) della Shoah che si chiede quali prove esistano a sostegno dell’apparentemente inconfutabile teoria dello sterminio della razza ebraica pianificato a tavolino dai vertici del Terzo Reich e pedissequamente attuato nelle camere a gas dei campi di concentramento.
Munito di kippah per fugare ogni sospetto di antisemitismo, Cole rivolge ad Alicia, la guida turistica del campo di Auschwitz, una serie di domande rivolte a portare alla luce talune ovvietà che, probabilmente, ad occhi bagnati dalla commozione e a menti distratte dall’emotività contingente, sfuggono o vengono inconsciamente ingnorate per comodità di pensiero.
Un mucchio di capelli e una montagna di scarpe possono costituire una prova del progetto di sterminio di massa degli ebrei? Si, se si parte dall’assunto che il genocidio premeditato c’è stato; no, se si sgombra la mente da verità precostituite e si naviga a vista illuminati solo dalla ragione. I campi di concentramento erano soprattutto campi di lavoro, in cui migliaia di ebrei venivano coattamente deportati per vivere in condizioni disumane sorvegliati a vista dai soldati nazisti. Le scarse condizioni igieniche e il sovraffollamento dei campi creavano l’ambiente ideale alla diffusione del tifo e dei pidocchi. Le teste venivano rasate per questo motivo. Quanto alle scarpe, ogni detenuto doveva indossare una sua divisa identificativa, come a Guantanamo o in un carcere comune. Pertanto, le scarpe che gli ebrei indossavano prima dell’internamento venivano buttate via. Queste conclusioni sono molto più compatibili con un campo di prigionia che di un luogo dove si era deciso di annientare un popolo. Che senso avrebbe avuto perder tempo nel far indossare divise e rasare i capelli di esseri umani che si voleva eliminare? Non sarebbe stato più rapido falciarli subito con una raffica di mitragliatrice o lasciarli morire di stenti in qualche casermone?
Ma se le scarpe e i capelli non provano l’Olocausto, come spiegare le camere a gas? E’ qui che Cole concentra il maggior numero delle sue domande, mettendo in difficoltà la povera Alicia che tenta di salvarsi chiamando in causa il suo supervisore, la quale offre subito una versione diversa da quella esposta dalla sua guida svelando un dettaglio che forse non tutti i visitatori di Auschwitz conoscono: la camera a gas mostrata ai visitatori non è originale, ma una ricostruzione realizzata ad arte per assecondare il mito delle ‘gasazioni’ sistematiche. Un pò come andare a visitare Stonhenge e trovarvi dei blocchi di plexiglass colorati di grigio al posto delle pietre neolitiche. Si dice che lo ZyklonB fosse il gas usato per le presunte gasazioni. Ma è anche un potente antiparassitario, comunemente usato in quel periodo per prevenire le diffusione di malattie come il tifo. Lo stesso Pressac, storico anti-revisionista, sostiene che il 95% dello ZyklonB veniva usato dai nazisti per motivi sanitari. Strana premura da parte dei nazisti nei confronti degli ebrei, dal momento che il fine ultimo era lo sterminio collettivo.
Esistono numerose prove, studi e analisi sulla natura dei campi di concentramento nazisti. Non tornano le cifre della Shoah. Nessuno sa chi ha contato sei milioni di ebrei morti nei presunti campi di sterminio. I sovietici che per primi arrivarono nei campi parlano di 4 milioni, per poi dire che le prove del massacro sono andate distrutte. C’è chi sostiene che siano stati tutti gasati. Ma considerando la capacità delle camere a gas, cioè il numero di ebrei che ogni giorno morivano al loro interno, non è possibile che in un lasso di tempo di pochi anni si sia potuta raggiungere quella cifra. Non esistono documenti, inoltre, che dimostrino la chiara volontà di Hitler di ammazzare tutti gli ebrei deportati. Non un ordine, un protocollo ufficiale, una confessione. Molte delle testimonianze del Tribunale di Norimberga si sono dimostrate false e contraddittorie. Come la storia del sapone ricavato dai cadaveri degli ebrei morti o dei soldati nazisti che a mani nude e addirittura mangiando un panino rimuovevano dalle camere a gas i cadaveri pochi minuti dopo la gasazione, il che, se fosse vero, avrebbe causato anche la morte di tutti i soldati nazisti del campo, data la forte tossicità dello ZyklonB le cui tracce esistono ancora oggi nei locali dediti alla disinfestazione dei materassi e suppellettili (le vere camere a gas).
Ce ne sarebbe abbastanza per affrontare un serio dibattito pubblico. Ma questo non avviene perchè è fin troppo facile etichettare come storici improvvisati della rete, antisemiti, ‘negazionisti della Storia’ (cosa dà il diritto di usare la maiuscola?) coloro i quali indagano questi temi, ignorando che Robert Faurisson e Carlo Mattogno hanno dedicato gran parte del loro percorso intellettuale e professionale alla ricerca della verità storica sull’Olocausto con numerose pubblicazioni e conferenze. Un paese che dimostra un innato desiderio di indagare ogni dettaglio che possa condurre alla verità quando a morire è una ragazzina di provincia per mano di un parente, non sarebbe forse terreno fertile perchè attecchisca un’inchiesta rigorosa sulla fondatezza dell’ipotesi adombrata dalla storiografia ufficiale circa la ‘Soluzione Finale’ che condusse alla morte 6 milioni di persone nel cuore dell’Europa, in uno dei più solidi punti di riferimento della nostra cultura storica recente?
Mai come in questi ultimi anni le idiosincrasie intellettuali la fanno da padrona. Come avviene per l’Euro e i sacrifici inevitabili ordinati dall’Unione Europea, la filosofia del pensiero unico predominante allunga i suoi tentacoli anche sul tema dell’Olocausto. Non sono ammesse opinioni diverse quelle comunemente accettate. Anzi, chi osa avanzarne viene isolato, delegittimato e denigrato. Pallavidini, Moffa, la lista è lunga.
Tutto questo non è negazionismo tout court, ma ricerca. Dovremmo insegnarlo ai bambini, invece di tappar loro la bocca con la pappa pronta della Giornata della Memoria.

"Verrà un giorno che l'uomo si sveglierà dall'oblio e finalmente comprenderà chi è veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza, a una mente fallace, menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo... l'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo". Giordano Bruno
"I soloni coi culi di pietra poggiati nei salotti buoni della politica discettano di strategie belliche e di guerra contro Hamas, mentre qui ci stannno letteralmente massacrando. In questi 20 giorni abbiamo contato 1075 vittime palestinesi, più di 5000 feriti, dei quali oltre la metà sono minori di 18 anni. 303 bambini orrendamente trucidati. Fortunatamente solo 4 vittime civili israeliane".Vittorio Arrigoni (Restiamo Umani)




libri di magia
29 gen, 2012
Dobbiamo essere vigili,affinchè certe cose non si possano più verificare,anche se purtroppo ad oggi muore un bambino di fame ogni 6 secondi